L’uscita del film Il ragazzo e l’airone è risultata inaspettata dal momento che il regista giapponese, Hayao Miyazaki, aveva annunciato il suo ritiro a causa dell’età avanzata. Il premio Oscar, celebre animatore e fumettista – noto anche come cofondatore dello studio Ghibli -, ci ha invece deliziato ancora una volta di un vero e proprio capolavoro dell’animazione. Il primo gennaio il film è uscito in tutte le sale italiane, e in poco tempo ha conquistato l’attenzione dei critici, sbancando al botteghino e vincendo ambìti premi come miglior film d’animazione.

Il protagonista del lungometraggio è il giovane Mahito Maki: in seguito alla morte di sua madre, il ragazzo si trasferisce con il padre a casa della zia, diventata la sua nuova matrigna. La zia di Mahito scompare improvvisamente in una misteriosa torre, dove il protagonista intraprende un fantastico e magico viaggio allo scopo di ritrovare la donna. In questa straordinaria avventura, Mahito  viene “aiutato” da un airone cinerino.

I temi centrali si articolano intorno al viaggio, all’elaborazione del lutto e al cambiamento che il protagonista subisce e affronta, anche a causa della guerra che fa da sfondo alla storia narrata. Si tratta di un lungo percorso di accettazione del lutto, posto in maniera fiabesca, contestualizzato in una torre dove lo spazio e il tempo sono totalmente distorti.

Dal film si evince immediatamente la creatività artistica di Miyazaki che ha valorizzato la storia attraverso una colonna sonora in grado di catapultare lo spettatore in quel mondo fantastico da lui descritto, con una spettacolare animazione ma soprattutto con un’abbondanza di simboli, riferimenti e significati.

Il film può inoltre essere definito autobiografico, infatti si possono cogliere alcuni tratti della vita dell’autore, come la perdita della madre che il regista ha subito in tenera età e il matrimonio, in seconde nozze, di suo padre con la zia. Il titolo originale del film, How do you live? (Come vivete?), è il titolo di un celebre libro giapponese scritto nel 1937. Myazaki ha deciso di omaggiare, attraverso questo film, il racconto dell’autore Genzaburo Yoshino il cui titolo originario si collega alla concezione di destino affrontata in maniera allegorica durante la storia.

Il regista, infine, ha voluto anche sottolineare il concetto di “passaggio di testimone” alludendo a quel “cambio” che prima o poi anche la sua simbolica “torre”, ovvero il suo patrimonio artistico, subirà.

Un pensiero su “Il ragazzo e l’airone: il ritorno di Miyazaki”
  1. penso che questo film purtroppo non venga compreso appieno dalla maggior parte delle persone perché è un film evidentemente non occidentale, anche soprattutto perché ahimè il pubblico non è abituato a dei film un po’ più criptici.
    Detto ciò trovo il film stupendo visivamente, ricolmo di messaggi interpretabili in maniera diversa da persona a persona, anche non conoscendo la biografia del maestro Miyazaki.
    Riguardo al concetto del “passaggio di testimone” secondo me più che alludere ad un erede, piuttosto penso che Miyazaki abbia voluto alludere proprio ad una possibile mancanza di tale erede, difatti come il protagonista (riprendendo il titolo originale) decide come vivere, non continuando il “mestiere” dello zio e rifiutando la sua eredita, chiunque può decidere di prendere la palla al balzo come no.
    Il film invita ad essere liberi, a scegliere cosa fare del proprio futuro seguendo il proprio istinto, e non necessariamente a seguire dei binari prefissati.
    Non c’è quindi necessità di un erede di Miyazaki, perché anche esistesse, sarebbe qualcosa di diverso, piuttosto che un erede ci vorrebbe qualcuno che facesse qualcosa di suo, di personale, diverso da Miyazaki (cone Yuasa, grande regista d’animazione).

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