Articolo di Giulia Mauriello e Dea Ciancamerla
Tentazione! è una novella di Giovanni Verga apparsa nella rivista Gazzetta del popolo della domenica il 2 settembre 1883 e in seguito aggiunta alla raccolta Drammi intimi.
Verga è un autore conosciuto soprattutto per novelle come Rosso Malpelo e romanzi come I Malavoglia e Mastro-Don Gesualdo, tuttavia come intellettuale si è occupato anche di argomenti particolarmente anticonvenzionali per la letteratura dell’epoca, che non riguardano solo la sua concezione pessimistica di immobilismo sociale, ma si aprono a tematiche attuali ancora oggi.

Tentazione! parte dalla documentazione di un episodio di cronaca nera ed è ambientata a Vaprio, in Lombardia. L’incipit apparentemente spensierato e tranquillo trae il lettore in inganno: con il proseguire della narrazione la tensione aumenta in modo esponenziale fino a rivelare la natura tragica della novella.
La trama infatti vede per protagonisti tre ragazzi per bene, fidanzati e onesti lavoratori, che tornando a casa in «una bella sera d’autunno, coi campi ancora verdi che non ci era anima viva, andavano cantando, allegri della scampagnata, tutti giovani e senza fastidi pel capo». Nel tragitto incontrano una ragazza «di quelle che fan venire la tentazione incontrarle sole». I tre ragazzi iniziano con quello che oggi si definisce cat calling, per poi diventare man mano sempre più insistenti.
La ragazza inizialmente non comprende a fondo la gravità di ciò che sta accadendo, ma quando comincia a scappare infastidita, i tre la inseguono e la violentano. Mettendole le mani al collo, accecati dalla paura che possa raccontare l’accaduto, arrivano a soffocarla. Dopo essersi resi conto del delitto, con una fredda e inquietante lucidità scavano una buca per nascondere il cadavere, recidendo il capo della ragazza per celarne meglio il corpo.

In questa novella della seconda metà dell’Ottocento i tre ragazzi vengono arrestati solo per aver commesso il reato di omicidio e non per aver commesso uno stupro. Probabilmente se la ragazza non fosse stata uccisa non avrebbe fatto parola dell’accaduto, perché per l’epoca denunciare avrebbe voluto dire macchiare in modo indelebile la propria reputazione di donna onesta. Nella legislazione italiana postunitaria infatti lo stupro in termini di violenza carnale era presente nella sezione dei delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie secondo il Codice Penale Zanardelli del 1889. Inoltre secondo l’articolo 352 nel caso in cui il colpevole di violenza contragga il cosiddetto matrimonio riparatore con la persona offesa «il procedimento cessa per tutti coloro che sono concorsi nel delitto». È facile dunque immaginare quanto fosse difficile per una donna denunciare una violenza, sia per lo stigma che sarebbe ricaduto su di lei e su tutta la sua famiglia, sia perché, viste le numerose attenuanti previste dal Codice, lo stupro non era ritenuto un reato pari agli altri.
È solo dal 1996 che in Italia per legge la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale ma contro la persona. È necessario, anzi doveroso, prendere coscienza che questa riforma è stata attuata solo pochi anni fa, nonostante i numerosi episodi di donne vittime che si sono battute per ottenere finalmente giustizia.
Degli anni Settanta è la vicenda di Donatella Colasanti, sopravvissuta al massacro del Circeo fingendosi morta, che ha mostrato grande determinazione e coraggio testimoniando contro i suoi tre violentatori, Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido, tutti e tre giovani e di buona famiglia, che la torturarono e stuprarono per più di un giorno e assassinarono la sua amica Rosaria Lopez.
La violenza sulle donne oggi è un tema centrale nel nostro quotidiano e nel dibattito politico. Le vittime e i loro aggressori, appartengono a tutte le classi sociali e culturali. In particolare, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. Nel 2020 le telefonate al 1522 (numero antiviolenza e stalking) per richieste di aiuto per vittime di stalking sono state 127 per gli uomini e 1215 per le donne.
Nel 2022, secondo i dati ISTAT, sono 1605 le donne che non denunciano per paura del violento, 202 quelle che tornano dal maltrattante, 577 non hanno nessun posto sicuro dove andare e 1490 temono di compromettere la famiglia.
Dietro questi numeri ci sono donne violate che sono state private della loro vita e della loro dignità, lacrime versate spesso in silenzio, perché a volte non si trovano le parole, e la paura è troppa e prende il sopravvento.

Nel 2013 Fabiana Luzzi, studentessa sedicenne di Corigliano Calabro, è stata colpita a coltellate e bruciata viva dal fidanzato solo per aver detto no. La ventiduenne Giulia Cecchettin tre mesi fa è stata uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta, che non accettava di essere stato lasciato e che lei stesse continuando la sua vita laureandosi prima di lui.
Questi sono solo alcuni dei numerosi episodi recenti che testimoniano quanto la violenza sulla donne sia un problema esistente, oggi come all’epoca di Verga, e quante analogie si possano trovare fra casi così distanti nel tempo eppure così simili. Pensandoci, la novella Tentazione! del 1883 potrebbe essere un fatto di cronaca del 2024.

È importante rieducare e rieducarci, continuare a parlarne e a far riflettere, anche a scuola, comprendere ciò che studiamo e farlo nostro, perché il passato può insegnarci tanto, ma bisogna essere pronti ad accoglierlo e umili per mettersi in discussione. L’insegnamento più grande che possiamo trasmettere a chi verrà dopo di noi è di pesare i gesti e le parole, di donarsi all’altro senza mai considerarlo un oggetto da possedere, ma soprattutto di rispettare chi ci è di fronte, sempre, e saper dire e accettare un no.
Ogni denuncia, ogni ribellione, ogni manifestazione è stata un passo avanti.
Per tutte le voci spezzate, per tutti i sogni rubati, per il silenzio e per le lacrime versate, per le violenze subite.
Per tutte le scarpette rosse rimaste vuote, per tutte quelle donne strappate alla vita, quella vita che hanno cercato di tenersi stretta fino alla fine.
Per chi c’era e non c’è più.
Per tutto questo è necessario continuare a lottare, perché la vita è un diritto importante e altrettanto importante è poterla vivere.
