Sono fragili le ore della felicità. Portano con sé un carico di paura, la sensazione di non poter trattenere, di non perdere, di non meritare. Marguerite è stata qui.

Dolcevita, giacca elegante ed espressione gioviale: Eugenio Murrali, giornalista, scrittore e professore, accoglie con aria cordiale i tanti lettori accorsi alla libreria “Scritti e Manoscritti” per il lancio del suo libro. Il romanzo Marguerite è stata qui, edito da Neri Pozza, è stato presentato insieme a Maria Grazia Calandrone, che con Dove non mi hai portata è stata finalista alla scorsa edizione del Premio Strega.

Irene Donini della “Libreria Scritti e Manoscritti” presenta Eugenio Murrali e Maria Grazia Calandrone

È il romanzo d’esordio di Murrali, che con la letteratura però ha una grande familiarità, finora da studioso e saggista. Un omaggio da un devoto ammiratore a Marguerite Yourcenar – pseudonimo di Marguerite Antoinette de Crayencour – celebre scrittrice e poetessa nota per altro per essere la prima donna ad essere stata insignita nell’Accademia francese, conquistandosi l’immortalità nella letteratura mondiale.
Ma Marguerite è molto piú di un titolo o una nomina: è stata un esempio di pura e semplice libertà, sciolta da ogni etichetta o costrizione sociale, emblema di quella rivoluzione che già a inizio Novecento cominciava a palesarsi.

Quello di Murrali è un viaggio, un inseguimento attraverso le parole, le testimonianze, i luoghi e tutto ciò su cui Marguerite ha lasciato una traccia indelebile. Lo scrittore è posseduto dalla sua “postura esistenziale”, il suo modo di essere e di pensare, emulando toni e stile, in quanto “le style” non è altro che “l’homme même”.
Da un sentimento di profonda identificazione scaturisce un torrente di racconti e vite: sono tante le prospettive da cui Marguerite viene percepita, ma ogni voce viene magistralmente orchestrata dall’autore, in grado di delineare il personaggio della grande scrittrice nel corso della sua esistenza. Riprende la lingua ironica e nostalgica della Yourcenar, descrivendo ogni cosa con un tono leggero e al contempo estremamente profondo, e presentando fedelmente tutti coloro che più influirono sul suo essere. L’infanzia di un’orfana di madre, accudita dal padre prodigo che può solo contare sul sostegno della nonna di Marguerite, definita come un abisso di meschinità, una donna austera e intransigente, che deve portare il peso di essere una “madre formica dal figlio con sangue cicala”.

La nostra redattrice Greta Ciaramita insieme a Eugenio Murrali

La prima giovinezza e i viaggi con il padre condussero Marguerite a quell’arte e a quella perfezione tanto ambita, che la porteranno poi all’ideazione e alla stesura della sua opera più grande Memorie di Adriano. Il distacco dall’Europa devastata dalle dittature e il difficile trasferimento in America, terra dall’indomata natura e dalle città immense, che rappresenterà per la scrittrice la rivelazione dell’anonimato.
Viene poi descritta Marguerite nell’eccentricità e unicità di una donna che amò uomini omosessuali – benché sapesse che non potevano ricambiarla -, donne – come testimonia l’indissolubile legame con Grace Frick, con cui trascorse quarant’anni della sua vita – e soprattutto animali e vegetali. Marguerite fu infatti una vivace ecologista e ambientalista, amante di ogni essere che, a suo dire, aveva pieno diritto di esistere e manifestarsi.

Eugenio Murrali ha condotto la sua ricerca in giro per il mondo per ritrovare le tracce di vita di Marguerite Yourcenar: in Belgio, Olanda, Italia, Stati Uniti e Grecia. Ma lo scrittore ha cominciato e terminato il libro proprio a Ladispoli, nella casa in cui, dal 1957, la sua famiglia trascorre l’estate. È la rassicurazione di un cerchio che si chiude per lo scrittore che, nel cercare la verità su uno dei personaggi più emblematici del secolo scorso, comprende anche qualcosa su di sé, tanto che nel concludere, smentendo i timori sulla “perdita del proprio io” a cui un biografo sa di poter andare incontro, scrive: “So chi sono, so chi non sono. Mi sento di nuovo tutto intero”.

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