Accanto alle tradizionali materie scolastiche, a partire dal 2020, una nuova materia ha cominciato a essere insegnata in tutte le scuole di Italia: l’Educazione Civica. Precisamente tale materia è stata introdotta con la legge n. 92 del 2 agosto 2019 con lo scopo di “formare cittadini responsabili e attivi, promuovendo la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale della comunità nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri”.
Ma di cosa si occupa di preciso l’educazione civica? Tre sono i nuclei tematici intorno a cui ruota tale disciplina: la Costituzione, lo sviluppo sostenibile e la cittadinanza digitale. In altre parole, gli argomenti principali riguardano il diritto nazionale e internazionale, la legalità, la solidarietà, l’educazione ambientale, la conoscenza e la tutela del patrimonio e del territorio.



Tutti questi elementi sono indispensabili per l’istruzione di noi ragazzi, che siamo i cittadini e i protagonisti del futuro, ed è giusto che siamo in grado di “misurare” con consapevolezza e senso critico e con le opportune conoscenze.
L’insegnamento dell’Educazione civica svolge un ruolo fondamentale in quanto si riflette nell’intera società: 0solo attraverso la formazione civile degli individui è possibile progredire, raggiungere la concordia sociale, migliorare il presente e garantire un futuro più sostenibile.
Ma concretamente, in che modo viene insegnata questa nuova materia? Per rispondere alla domanda, è interessante fare un confronto tra le modalità utilizzate oggi e quelle impiegate dai Romani, in quanto, per noi occidentali, il mondo antico romano rappresenta sempre un punto di riferimento imprescindibile.
Preziose informazioni riguardo l’insegnamento dell’educazione civica a Roma provengono da numerosi fonti latine. Interessante è soprattutto un testo anonimo, che spiega in che modo avvenisse la formazione civile dei giovani.
Nella Roma repubblicana l’educazione civica e politica aveva il fine di formare cives responsabili e consapevoli. Questa educazione avveniva già dalla prima pueritia (prima infanzia), quando i giovani si recavano nel Foro, nella Curia e nel Senato per osservare e ascoltare da vicino le discussioni che venivano intraprese e per conoscere i provvedimenti e le leggi che venivano emanate.

I ragazzi avevano la possibilità di partecipare alle riunioni del Senato osservando tutto quello che accadeva, ma non potevano prendere la parola. Attraverso quindi il metodo autoptico e l’ascolto, i giovanetti diventavano presto esperti della vita pubblica.

Tuttavia essi venivano severamente avvertiti di non riferire a nessuno ciò che accadeva in Senato; difatti questo non succedeva mai, tanto che i ragazzi non informavano neanche le madri su quanto avevano osservato. Essendoci dunque questa sicurezza, essi venivano ricevuti anche nelle riunioni dove si discuteva delle faccende più gravi.
Tale consuetudine, in conclusione, permetteva di formare cittadini saggi e forti (prudentes et fortes), ma negli ultimi tempi della Repubblica cominciò a essere trascurata. Se quindi nell’antica Roma, l’educazione civica era basata su una partecipazione diretta alla vita pubblica e alla politica, diversamente, come abbiamo detto, al giorno d’oggi è a scuola che avviene la formazione civile dei giovani.
Molteplici sono le modalità adottate dai professori. Innanzitutto, vengono sostenute delle lezioni dedicate in modo specifico allo studio della Costituzione, dei poteri dello Stato, dei diritti e dei doveri, delle forme di governo, della storia delle nostre istituzioni politiche e dell’economia.
In aggiunta, spesso noi ragazzi assistiamo alla visione di video e/o film riguardanti tematiche odierne di vario genere, che concernono la sfera sociale e politica, o anche la tutela del patrimonio culturale, e partecipiamo attivamente, insieme ai professori, a dibattiti legati a situazioni e a questioni attuali.
Infine, alcuni professori partono dalla lettura di un libro o dallo studio di argomenti didattici per affrontare importanti tematiche che hanno fatto e faranno per sempre parte della storia dell’umanità, invitando noi alunni a riflettere sui cambiamenti che la mentalità umana ha subito nel corso del tempo e nelle diverse aree geografiche.
Per concludere, è evidente come le modalità adottate dalla scuola circa l’insegnamento dell’educazione civica siano alquanto differenti da quelle che utilizzavano i Romani per l’istruzione dei giovani. Se per i Romani era importante un confronto diretto con la vita civile, che avveniva tramite l’osservazione delle riunioni del Senato, viceversa, al giorno d’oggi, si predilige un metodo di insegnamento che riguarda esclusivamente l’ambito scolastico, ma che prevede comunque lo svolgimento di diverse attività che hanno il fine di rendere i ragazzi più consapevoli, invitandoli a essere protagonisti attivi del futuro.
