Dorothy era solo una bambina quando venne accusata di essere una strega. Siamo nel 1692, i processi alle streghe non erano una novità: erano secoli che le persone venivano giustiziate perché accusate di praticare la magia nera o di aver fatto un patto con il diavolo, ma è alla fine del Seicento che la caccia alle streghe divenne un fenomeno diffuso, ingiusto e crudele.
Salem, una cittadina nel Massachusetts, è ancora oggi ricordata per essere stata testimone di tutte quelle morti ingiuste. Quello che a oggi è ricordato come il più grande processo alle streghe iniziò nell’inverno tra il 1691 e il 1692, quando Elizabeth Parris e Abigail, rispettivamente figlia e nipote del pastore Samuel Parris, iniziarono a manifestare comportamenti peculiari e inusuali: strisciavano sul pavimento, si nascondevano e rimanevano spesso in silenzio. Nessun medico riuscì a trovare una diagnosi. Nessuno capiva che disturbi avessero le due bambine, tutti tranne uno: William Griggs, secondo cui il loro era un caso di possessione demoniaca che lui non poteva curare.

Inizialmente Samuel decise di rivolgersi ad altri pastori prima di rivolgersi alle autorità giudiziarie, tuttavia il loro intervento non fu di grande aiuto. Nel villaggio le voci si erano diffuse, e altri ragazzi avevano iniziato a comportarsi nello stesso modo. Allora Mary Sibley, una donna del posto, propose di tentare con la “Witches Cake”, usata nella tradizione popolare per identificare le stesse streghe.
Consisteva nell’impastare una focaccia con segale e urina delle sospettate, e di darla in pasto a un cane, che ne avrebbe eventualmente riconosciuto il potere maligno e avrebbe aggredito chi riteneva responsabile. Non funzionò.
Ci si rivolse allora a un tribunale appositamente istituito, e la piccola Dorothy Good, di appena quatto anni, era uno di quei casi da analizzare. Dorothy era figlia di William e Sarah Good. La madre fu una delle prime accusate durante il processo e l’isteria di massa che ormai aveva colpito la piccola cittadina non risparmiò nemmeno la bambina.
Dorothy non venne giustiziata subito, ma rimase in carcere dal 24 marzo 1692, giorno del suo arresto, al 10 dicembre dello stesso anno, quando venne rilasciata su cauzione. I magistrati e i ministri che l’avevano incriminata accusavano di aver subito comportamenti inumani. Molti lamentavano di essere stati morsi dalla bambina e in seguito tormentati. Lei stessa affermò di possedere un serpente donatogli da sua madre, con il quale comunicava, e che venne di conseguenza definito come un famiglio, l’animale di cui si serve una strega.
Dorothy venne arrestata insieme alla madre, che all’epoca era incinta: la neonata nacque in carcere e morì lì. Le conseguenze sulla salute mentale della piccola Dorothy furono devastanti: all’età di soli quattro anni aveva assistito alla morte della sorellina e della madre e aveva passato quasi otto mesi in carcere. Nonostante le ingiustizie subite, Dorothy provò a vivere una vita normale. Non sappiamo se ci sia riuscita: sappiamo solo che si è spenta poco dopo il 1721 (non conosciamo la data esatta né della morte, presumibilmente avvenuta dopo il 1721, né della nascita che è stimata tra il 1687 e il 1688).
La sua storia è poco conosciuta, come quella della maggior parte delle vittime di quei processi ingiusti. Oggi Salem è luogo di attrazione per tutti gli appassionati della caccia alle streghe. È possibile visitare il cimitero a loro dedicato, che contiene migliaia di tombe di persone morte ingiustamente. Isteria di massa o no, la verità è morta e sepolta in quel cimitero.
