A tutti sarà capitato almeno una volta di ritrovarsi in un mercatino dell’usato e imbattersi per caso in un vinile, un libro, o un capo d’abbigliamento, capace di evocare ricordi lontani, pur essendo appartenuto a una persona sconosciuta. Questa esperienza racchiude in sé uno dei segnali principali per cui negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento radicale nella moda, che grazie alla cultura del vintage sta diventando un’industria circolare.

Il vintage e il suo sviluppo vertiginoso

Il second hand riguarda dunque tutti gli indumenti, scarpe e accessori che vengono rivenduti o scambiati dopo il primo utilizzo. Questo mercato ha conosciuto una crescita esponenziale negli ultimi anni. Ci basti sapere che una stima del resale report di Threadup del 2024 prevede una crescita di 350 miliardi di dollari entro il 2028. Dato che non riguarda però solo la compravendita fisica tramite negozi o mercatini, ma anche tramite piattaforme come Vinted, che nel 2023 ha registrato 100 milioni di utenti registrati, Depop o Vestiaire.  Questa previsione di crescita esponenziale è probabilmente il risultato di un’industria dell’abbigliamento in cui il consumismo ha raggiunto il proprio apice. Con il fenomeno del fast fashion, caratterizzato da brand che bombardano i propri clienti con nuove collezioni ricorrenti e considerate in “hype”, ma prodotte con materiali scadenti e inquinanti. Inoltre, il settore è in mano a multinazionali che dislocano le proprie industrie in Paesi del Medio Oriente, dove i lavoratori vengono spesso sfruttati e sottopagati.

Heap of pressed colorful textile waste packed in bales in store-house

Cos’è la moda circolare?

La moda circolare è un concetto ampio che non si ferma solo al second hand ma che riguarda l’intero percorso vitale di un prodotto, dal design e dalla produzione, fino al momento in cui non viene più utilizzato. La moda circolare segue un sistema a ciclo chiuso in cui i materiali e i prodotti sono progettati per essere riutilizzati, riciclati o biodegradati alla fine del loro ciclo di vita. Di conseguenza questo comporta la creazione di capi resistenti, partendo da materiali o tessuti riciclati, minimizzando l’impatto ambientale e massimizzando la qualità e la longevità del prodotto. Oltre a ciò sono molto importanti anche la riparazione e la manutenzione dei capi, che sempre più spesso, invece di essere buttati, vengono riparati o smontati per la creazione di nuovi materiali o appunto reintrodotti in commercio tramite il second hand. Inoltre negli ultimi anni anche famosi brand fast fashion come Zara, Shein o H&M, che da sempre hanno promosso un’ideologia completamente antitetica a quella di un percorso circolare, hanno deciso di cavalcare l’onda, introducendo iniziative di riutilizzo o riciclo.  Quest’ultime sono rispettivamente  “Zara Pre-Owned”, “Shein Exchange”, “H&M Rewear” e come altri modelli di business circolari non sono solo una mossa di marketing per incrementare le vendite, ma sono anche un modo per sensibilizzare e invogliare i clienti a riflettere su un approccio sostenibile verso lo stile.

Atenzione al portafogli, ma soprattutto al pianeta

È chiaro come l’espansione della moda circolare non sia solo una moda passeggera, ma è invece un segnale per cui nel settore non si voglia solo risparmiare, ma rivalutare il concetto di capo d’abbigliamento sostenibile. Infatti, riducendo la produzione di capi nuovi diminuiscono anche i rifiuti tessili, le emissioni di CO₂ e lo spreco d’acqua, che da anni rappresentano un problema nel settore. Nella transizione a una moda circolare però un ruolo fondamentale lo abbiamo anche noi consumatori che con le nostre abitudini determiniamo la direzione del mercato. Scegliere second hand, riparare un capo invece di buttarlo, informarsi sui brand da cui si acquista ed evitare acquisti impulsivi sono tutti esempi di piccoli accorgimenti quotidiani che, sommati, possono contribuire a rendere la moda un qualcosa di più sostenibile, senza però rinunciare alla creatività. Proprio questo è l’approccio che dovrà caratterizzare il vestire circolare del futuro, senza rinunciare allo stile ma immaginando un modo nuovo di viverlo.

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