Il 22 settembre e il 3 ottobre sono stati segnati da due scioperi generali nazionali, che hanno fermato anche il nostro Istituto. Molti ragazzi fuori scuola hanno “gioito” per il fatto che non si entrasse, senza sapere il reale motivo di questi scioperi, ovvero il dissenso nei confronti del conflitto israelo-palestinese.
È bene ricordare che questo conflitto non è nato in questi ultimi anni, bensì con la nascita dello Stato di Israele il 14 maggio 1948, con la prima occupazione di Gaza da parte di Israele che avvenne durante la guerra dei sei giorni del 1967, attraverso cui Israele prese il controllo anche della Cisgiordania e della parte palestinese di Gerusalemme. Negli ultimi cinquant’anni Israele ha continuato a costruire insediamenti in queste zone, considerati illegali secondo il diritto internazionale.
Nel 1993 ci fu il primo vero passo verso la pace con gli accordi di Oslo, in cui Israele riconobbe alla Palestina il diritto di governare su alcuni stati occupati e a sua volta la Palestina riconobbe Israele come Stato. Questi accordi furono compromessi però dalle parole di Netanyahu, che diventò primo ministro l’anno dopo. Le tensioni continuarono anche nei primi anni Duemila, che culminarono con un lancio di missili verso Israele da parte del gruppo terroristico Hamas (gruppo che opera fin dagli Novanta e che non è sinonimo di Palestina).
Proprio questo gruppo armato, il 7 ottobre del 2023, ha sferrato una serie di violenti attacchi terroristici nel territorio di Israele, uccidendo 1200 persone, tra civili e militari, e prendendo in ostaggio 250 israeliani. La risposta di Israele è stata altrettanto cruenta, con una vasta campagna aerea su Gaza e con un’offensiva via terra. Secondo alcune stime ufficiali le vittime sarebbero oltre 55mila, 130mila i feriti e quasi due milioni gli sfollati, circa il 90 per cento della popolazione di Gaza.

Nel gennaio del 2025 cominciano i colloqui per una pace tra Hamas e Israele, risultati vani poiché a settembre è iniziata l’invasione israeliana di Gaza City, segnata da una strage di civili, molti dei quali bambini, motivo dei due scioperi di cui abbiamo parlato prima. Quest’invasione ha portato ad una crisi umanitaria e sanitaria senza precedenti e a quello che è a tutti gli effetti un genocidio da parte di Israele nei confronti della Palestina. Ultimamente si è parlato di pace, ma sono rimaste solo parole vane, visto che Israele negli ultimi giorni sta continuando a bombardare Gaza mietendo vittime e feriti, nonostante un cessate il fuoco che è rimasto solo sulla carta. Inoltre Israele sta trattenendo miliardi di euro che dovrebbero essere destinati alla Palestina per una sua autorità sostenibile. Questo è ciò che accade dall’altra parte del mondo e dovremmo iniziare non solo a interessarci e informarci, ma anche a cercare di capire come si può tentare di fermare una guerra disumana.
