Recentemente il Birmingham City (squadra che in questo momento si trova undicesima nella classifica di seconda divisione calcistica inglese) ha presentato e fatto approvare il progetto per un nuovo stadio: il “Powerhouse Stadium”. Questo non è un impianto sportivo semplice, ma un’opera affascinante che valorizza la storia di Birmingham. Infatti questo stadio ha un design unico caratterizzato da 12 torri a forma di ciminiera che celebrano le antiche fabbriche della città. Tra le sue caratteristiche ci sono anche un tetto retrattile e un campo mobile, cioè sostituibile in caso di eventi extra-sportivi.
Questo è solo uno dei tanti modernissimi stadi presenti in Inghilterra: costruire nuovi impianti è una forma di investimento sicura e largamente vantaggiosa sia per il club sia per la città in cui esso risiede, perciò la maggior parte degli stadi inglesi sono moderni, e anche quelli più storici subiscono spesso ristrutturazioni per renderli all’avanguardia.
In Italia la situazione è molto diversa: gli stadi più moderni tra Serie A e Serie B sono la Dacia Arena di Udine e lo Stadium di Torino, inaugurati rispettivamente nel 2016 e nel 2011, mentre tutti gli altri sono impianti con almeno 30 anni di vita, durante i quali non hanno subito ristrutturazioni. Se pensiamo a San Siro o allo Stadio Olimpico, nella loro imponenza, la situazione apparentemente non sembra troppo negativa, in quanto sono stadi storici e non rimodernarli non farebbe piacere a tutti, ma il fatto che questi stadi abbiano gli stessi sistemi di sicurezza degli anni Novanta rappresenta un vero e proprio incubo. Fortunatamente però anche in Italia i club si muovono da anni per cercare di costruire nuovi stadi, però nulla riesce a concretizzarsi. Per esempio la Roma, dopo 3 anni di lunghi studi, nel 2016 ha presentato il progetto per un nuovo stadio, moderno, amato dai tifosi e sicuro. Sembrava tutto pronto: ma sono passati i mesi, gli anni, e ancora nulla. Intanto il Tottenham nel 2016 ha presentato il suo progetto, ha abbattuto con estrema semplicità il precedente stadio costruito 117 anni prima e sopra di esso ne ha costruito uno nuovo, gigante e innovativo. Il tutto in soli 3 anni.
Nel frattempo la Roma, ancora nel 2025, dopo aver cambiato zona di edificazione, continua a lottare per avere una nuova casa in cui giocare. Questa storia accomuna molte squadre italiane: Inter, Milan, Cagliari, Empoli, Fiorentina, Como, Bologna. A impedire la ricostruzione sono i continui ritardi dovuti spesso ad abitanti abusivi che rivendicano il territorio su cui si prospetta l’edificazione, a scavi archeologici, che la maggior parte delle volte vengono svolti con estrema lentezza, o problemi per l’acquisizione del terreno.
Tutto questo è un riflesso del calcio italiano e della sua morte lenta. Abbiamo sprecato l’occasione di essere il paese di riferimento per il calcio anche dopo gli anni Novanta, perché i grandi proprietari di squadre di immensa fama mondiale preferirono investire all’estero, proprio perché altrove tutto era più agevole e non così “al rallentatore” come in Italia.
Se ora dunque ci ritroviamo con squadre di Serie A che giocano in stadi che hanno avuto la loro ultima ristrutturazione negli tre decenni fa, oppure che non vengono toccati dall’edificazione originaria, come il Bentegodi di Verona che risale direttamente agli anni Sessanta, è solo colpa nostra, e le conseguenze le stiamo vivendo dolorosamente.
Uscendo dall’ambito calcistico la situazione non migliora: nel 2020 il governo promise di costruire una serie di opere edili dal valore di 4 miliardi di euro entro l’inizio dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, ma di questi lavori solo un quarto verranno completati in tempo. Il resto non riuscirà ad essere concluso per l’inizio dell’evento.
Però sembra esserci una luce in fondo al tunnel: gli Europei di calcio 2032 si giocheranno in Italia e in Turchia, e la UEFA sta sollecitando l’Italia a modernizzare stadi come San Siro e l’Olimpico, o altrimenti non potranno ospitare nessuna partita del torneo. La nostra possibilità ce l’abbiamo: resta solo a noi sfruttarla, perché per ora fa male vedere la Fiorentina che gioca dentro a un cantiere aperto, il Sassuolo che è costretto a spostarsi in uno stadio a Reggio Emilia, il Pisa che gioca all’Arena Garibaldi, che è una vera e propria minaccia per la sicurezza della città e che addirittura per le prime giornate di campionato è stato indisponibile, perché non conforme alle norme della Serie A.

