Quando pensiamo all’universo siamo portati a immaginarlo come uno spazio infinito e senza tempo, esistito da sempre così come lo vediamo oggi. In realtà, l’universo ha una storia ben precisa, iniziata circa 13,8 miliardi di anni fa con il Big Bang, e la vita come la conosciamo rappresenta solo un piccolissimo capitolo di questa lunghissima vicenda cosmica. Se confrontiamo l’età dell’universo con quella della vita sulla Terra, emerge subito un dato sorprendente: gli esseri viventi compaiono molto tardi, quando l’universo è ormai maturo. Una domanda sorge spontanea: perché abbiamo dovuto aspettare così tanto? Se l’universo esiste da miliardi di anni, cosa ha ritardato la comparsa della vita fino a 4 miliardi di anni fa, ossia “ieri”, su scala cosmica?

Evoluzione dell’universo dal Big Bang ad oggi

Come ben sappiamo, tutto comincia con il Big Bang: nei primi istanti si formano solo gli elementi più leggeri, come idrogeno ed elio. Per centinaia di milioni di anni, però, l’universo resta buio e apparentemente immobile. Bisogna aspettare tra i 150 e i 300 milioni di anni affinché nascano le prime stelle: è la cosiddetta alba cosmica, il momento in cui l’universo letteralmente accende la luce. Le stelle sono fondamentali perché al loro interno avviene la fusione nucleare, che permette di creare elementi sempre più pesanti. Le prime stelle erano enormi e vivevano poco ma, esplodendo come supernove, hanno disperso nello spazio elementi come carbonio, ossigeno e ferro. Generazione dopo generazione, le stelle hanno costruito quella che oggi conosciamo come tavola periodica degli elementi.

In termini chimici, questo significa che, dopo circa 2 miliardi di anni, l’universo aveva già tutti gli “ingredienti” necessari alla vita. Eppure, la Terra e il Sole nascono solo 9,5 miliardi di anni dopo il Big Bang, e la vita terrestre impiega ancora centinaia di milioni di anni prima di comparire. Questo ci fa capire che avere gli ingredienti non basta: servono anche le condizioni giuste. In astrofisica si parla di finestra cosmologica, un periodo particolare della storia dell’universo in cui le condizioni sono favorevoli alla vita. Abbiamo parlato di ingredienti perché è proprio come se stessimo cucinando una torta: non bastano gli ingredienti, serve anche un forno adatto. In questo caso, il forno è una stella stabile, capace di fornire energia senza distruggere tutto. Questa condizione non è affatto banale, anzi è forse una delle meno scontate.

Sirio, un esempio di stella stabile a 8,6 anni luce dalla Terra

Difatti, un universo troppo giovane non è adatto alla vita: le stelle sono instabili e non esistono ancora abbastanza elementi chimici. Ma nemmeno un universo troppo vecchio è ideale, perché col tempo le stelle simili al Sole scompaiono. In un futuro lontano resteranno soprattutto le nane rosse, stelle longeve ma molto turbolente, poco adatte a ospitare pianeti abitabili. È importante notare che l’universo e le sue stelle evolvono: anche il Sole ha una sua finestra di stabilità. Si è formato circa 4,6 miliardi di anni fa e vivrà in totale circa 10 miliardi di anni. Noi ci troviamo esattamente nel periodo centrale, quello migliore per lo sviluppo di forme di vita complesse. Tra circa cinque miliardi di anni, l’aumento della luminosità solare renderà la Terra inabitabile.

Evoluzione del Sole

La vita, quindi, non è affatto scontata. Per la maggior parte della sua esistenza l’universo è stato (e sarà) ostile alla vita. Eppure, esistono brevi finestre di fertilità cosmica. Siamo quindi il risultato di un allineamento rarissimo tra evoluzione stellare e biologica. E forse vale la pena fermarsi un attimo a pensarci: siamo vivi proprio ora, in uno dei momenti più speciali della storia del cosmo.

Sappiamo anche che l’universo è infinito e ciò significa che altre stelle come il Sole possano esistere e siano proprio in questo momento nella loro finestra cosmologica. La domanda finale, quindi, sorge naturale: quante altre civiltà, attorno a stelle tranquille come il nostro Sole, si trovano proprio adesso nel loro momento fiorente?

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Immagine di copertina: Pablo Carlos Budassi, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

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