Non è un normale album: è un atto di resistenza immaginifica. Tra acufeni, graphic novel e synth spaziali, il rapper di Molfetta firma il suo progetto più ambizioso, trasformando il silenzio che lo minaccia in un boato interstellare.
C’è una particolare solitudine che avvolge chi vive “fuori dal tempo”. Michele Salvemini, l’uomo che ha saputo trasformare l’ironia in una lama affilata e la citazione colta in un tormentone da classifica, lo sa bene. Con il suo nuovo album, Orbit Orbit, Caparezza non ha semplicemente pubblicato un disco: ha costruito un’astronave di note per sfuggire alla gravità di un mondo che corre troppo veloce.

La metamorfosi di un eretico
Per comprendere l’importanza dell’elaborato, bisogna guardare alle cicatrici del suo autore. Dalla “sconfitta” del suo esordio pop come Mikimix, Caparezza è risorto con un obiettivo chiaro: essere l’anomalia del sistema. Ma negli ultimi anni, il nemico più grande non è stato il mercato musicale, bensì il suo stesso corpo, l’acufene — quel fischio incessante che gli tormenta le orecchie — infatti ha rischiato di spegnere la sua musica.
Se Exuvia (2021) era il racconto della muta, del lasciare il vecchio guscio nel bosco, Orbit Orbit è l’ascesa verso l’ignoto. È il momento in cui l’artista smette di guardare a terra e punta il telescopio verso l’alto.
La vera rivoluzione di questo album risiede nella sua natura transmediale. Caparezza ha unito la scrittura fluviale con il tratto grafico di Matteo De Longis, creando un’opera inscindibile.La storia segue un astronauta smarrito tra le orbite della propria mente. Ogni traccia è un capitolo di un fumetto che il lettore/ascoltatore deve sfogliare per decifrare l’enigma. Per quanto riguarda il suono, dimenticate il rap tradizionale. Qui siamo nel regno dell’elettrorap, dove i sintetizzatori sembrano trasmissioni radio provenienti da galassie lontane.

Perché questo disco è così vitale per Michele? La risposta sta nei messaggi stratificati tra i versi:
- L’Elogio del “Fuori Rotta”: Nel brano manifesto Senza traiettoria, Caparezza rivendica il diritto di non avere una meta. Per un uomo che ha passato la vita a pianificare ogni rima, accettare l’incertezza del “viaggio senza bussola” è una liberazione psicologica totale.
- La cura per il rumore: In Orizzonte degli Eventi, il rapper affronta direttamente il tema dell’udito. Invece di combattere il “fischio”, lo integra nel tappeto sonoro. Per lui, questo album è la prova che la creatività può sopravvivere anche quando i sensi sembrano tradirti.
- Il ritorno al bambino interiore: Attraverso il fumetto, Salvemini torna al Michele adolescente che passava le ore a disegnare sui banchi di scuola. È un cerchio che si chiude: il successo non lo ha cambiato, lo ha solo reso capace di finanziare i sogni di quel ragazzino di Molfetta.
“Non sono un astronauta, sono un uomo che ha imparato a galleggiare nel vuoto per non affogare nel pieno” — estratto dal brano “Gravità Zero”.
Orbit Orbit attira l’attenzione perché sfida l’egemonia dei classici singoli da due minuti. È un album “scomodo”, che richiede di mettersi le cuffie, aprire il volume illustrato e perdersi. In un’epoca di connessione perenne, Caparezza ci invita all’isolamento più dolce: quello dell’immaginazione.
È il suo lavoro più intimo, quasi una confessione mascherata da fantascienza. Michele Salvemini è tornato, ed è più lontano — e quindi più vicino a noi — che mai.
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