Nel periodo invernale, la diffusione delle infezioni virali è massima: i virus, molecole formate da una o più proteine organizzate in una struttura chiamata “capside” e da un filamento di DNA o RNA, sono soliti attaccare gli esseri umani, infatti. È lecito, dunque, chiedersi come avvenga tale aggressione e come ci si possa difendere. Anzitutto, è importante mettere in chiaro che i virus sono parassiti intracellulari obbligati; ciò significa che necessitano di una cellula per riprodursi e non possono farne a meno.

Virioni dell’influenza, ingrandimento 100 000x tramite un microscopio elettronico a trasmissione (TEM) Wikipedia

Per moltiplicarsi, pertanto, iniettano il proprio genoma all’interno della cellula bersaglio, che comincia quindi a produrre nuove unità virali basandosi sulle informazioni fornite dal codice genetico dell’aggressore. Il processo porta alla morte della cellula ed è proprio tale fatto a rendere le infezioni virali pericolose. Fortunatamente, il corpo possiede potenti strumenti di difesa contro i microrganismi patogeni: essi possono essere costituiti da barriere come peli o rivestimenti epiteliali, singole molecole come gli anticorpi o intere cellule specializzate come i macrofagi. Questi ultimi sono cellule capaci di fagocitare i patogeni, cioè di inglobarli e digerirli, e si sviluppano a partire da altre unità vitali dette monociti.

Gli anticorpi, conosciuti anche con il nome di immunoglobuline, abbreviato Ig, invece, sono singole molecole prodotte dai linfociti, in particolare dalla sottocategoria B e che possono avere più funzioni diverse: la prima è neutralizzare il patogeno attaccandosi ai suoi recettori per impedirgli di interagire con le cellule del corpo umano; la seconda è opsonizzarlo, ovverosia circondarlo, per facilitarne sia il riconoscimento sia la fagocitazione da parte del sistema immunitario; la terza è attivare le proteine del complemento, molecole disciolte nel sangue che possono provocare la lisi delle cellule batteriche o delle unità virali. L’altra categoria di linfociti esistente è quella di tipo T, divisa a sua volta in T helper e T citotossici.

Linfocita di tipo T (blu, a destra). Fonte immagine: Wikipedia

I primi servono a rilasciare molecole con la funzione di segnalare la presenza di creature nocive, ad attivare i linfociti B e a svolgere una terza funzione che verrà presentata meglio in seguito; i secondi, invece, possono indurre la morte programmata delle cellule infettate o tumorali avvalendosi di specifici segnali chimici. La funzione finale comune a tutti i linfociti e fondamentale per il corpo umano è quella di creare cellule della memoria, vale a dire cellule contenenti le informazioni per combattere specifici microrganismi pericolosi in caso dovessero rientrare in contatto con l’organismo in futuro. Tale meccanismo è noto con il nome di memoria immunologica. I linfociti nominati finora costituiscono la difesa specifica o acquisita del corpo, ma non si trovano da soli alla difesa dell’organismo; sono affiancati, infatti, dalle difese aspecifiche o innate, che comprendono i granulociti di tipo neutrofilo, basofilo ed eosinofilo, i sopracitati macrofagi, e i linfociti natural killer, o NK. I neutrofili svolgono principalmente azione fagocitaria e costituiscono circa il 60% delle difese immunitarie del corpo; i basofili sono meno dell’1% e ricoprono ruoli importanti nelle risposte allergiche; gli eosinofili combattono i parassiti e rappresentano il 4% delle difese totali; i macrofagi, in forma inattiva monociti, sono intorno al 10%; il restante 25% è composto da linfociti di tutti i tipi.

Linfocita NK (Fonte: Wikipedia)

Il potentissimo sistema immunitario che si profila dall’analisi riportata sopra costituisce sicuramente una meraviglia della natura e tiene sicura la popolazione globale giorno dopo giorno, sebbene non riesca sempre nel suo intento, non essendo perfetto. Sulla base di quest’ultima considerazione si può dedurre che la lotta tra virus ed esseri umani è ancora lunga e travagliata e probabilmente non avrà mai fine.

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