Il tema della criminalità organizzata può sembrare lontano da noi, ma in realtà gruppi mafiosi continuano ad agire ancora oggi, anche nel nostro territorio. Operano però in modo più subdolo di quanto non facessero decenni fa. Lo scorso 19 febbraio il comune di Ladispoli ha espresso la volontà di acquisire al patrimonio comunale alcuni dei beni immobili confiscati recentemente. Questa è un’importante conquista per un territorio che difficilmente, nell’immaginario collettivo, è collegato alla mafia. La sola esistenza di questi spazi confiscati indica la presenza delle associazioni mafiose, sia tradizionali che autoctone, non più solo nel sud Italia, ma anche nel centro-nord e in tutto il resto del mondo.
Occorre quindi informare e trovare nuove soluzioni concrete per il problema: è questo l’obiettivo dell’associazione Libera, impegnata fin dalla sua fondazione da parte di don Luigi Ciotti nel 1995 a offrire supporto alle famiglie delle vittime della mafia. Ed è stato ribadito nell’incontro “Parliamone!” tenutosi sabato 28 febbraio alla Sala C. Sociale della Terza Età, a Ladispoli, a cui hanno partecipato anche numerosi studenti del Pertini.

Il tema principale dell’incontro è stato quello delle grandi conquiste che i membri di Libera e lo Stato hanno ottenuto nella lotta contro la mafia sul territorio nazionale, e di come i cittadini possano, nel proprio piccolo, fare qualcosa di concreto per raggiungere nuovi obiettivi.
L’incontro è iniziato con la presentazione di Libera, del suo operato e dei suoi valori da parte di Eugenia Marciano e del referente regionale dell’associazione Giampiero Cioffredi, il quale ha spiegato in modo dettagliato la storia di uno dei risultati che Libera ha lottato più a lungo per avere: la legge 109/96, che regola i beni confiscati. È stata illustrata la procedura dell’acquisizione di essi da parte dei Comuni e delle sue difficoltà: essa richiede infatti un processo piuttosto lento e la disponibilità di molti fondi per la ristrutturazione, che non sempre sono presenti. Spesso si ha anche paura della reazione dell’organizzazione ai danni della quale è avvenuta la confisca. Perciò si può dire che la scelta del Comune di chiederne il possesso e l’utilizzo a scopo benefico sia stata molto coraggiosa oltre che utile, ed è proprio per celebrare questa e altre conquiste che Libera sta organizzando una petizione al fine di far approvare una legge volta ad agevolare l’approvvigionamento di fondi per i Comuni.
Dopodiché, l’ex generale dei Carabinieri Francesco Gosciu, capo della Direzione Investigativa Antimafia di Roma, ha raccontato l’evoluzione della mafia e dei suoi metodi. Essa, nel corso del tempo, ha imparato a tenere un basso profilo per non farsi scoprire. Sono ormai drasticamente diminuiti i sequestri di persona e le estorsioni, così come i grandi attentati e le tragiche stragi come quelle di Capaci e di Via D’Amelio. La maggior parte del denaro dei mafiosi viene dal narcotraffico e dalla contraffazione, per poi essere “ripulito”, cioè inserito in un giro commerciale lecito, tramite l’investimento in locali pubblici, come bar, ristoranti e palestre, apparentemente del tutto normali. Le associazioni mafiose spesso cercano anche di “normalizzarsi” agli occhi della gente, soprattutto dei giovani, in vari modi. Il discorso del generale si è particolarmente distinto per la concretezza dei consigli che ha offerto al pubblico per contrastare la cultura mafiosa come comuni cittadini, di seguito elencati:
- quando si entra in un negozio o in un locale, si faccia attenzione: per caso il personale è particolarmente irritabile, di cattivo umore, o frequentemente rimpiazzato, nonostante la struttura sia molto lussuosa o popolare? Questo potrebbe essere un segno che la mafia sta gestendo quel locale. La presenza di slot machine e altri mezzi per il gioco d’azzardo (un altro settore con cui la mafia guadagna molto) spesso è un altro campanello d’allarme. Si scelga con cura dove spendere i propri soldi, affinché essi non cadano nelle mani sbagliate;
- diverse canzoni appartenenti ad alcuni generi di musica, come la neomelodica napoletana o la trap, spesso contengono versi che esaltano apertamente la cultura mafiosa, e quindi vanno evitate. I concerti dei cantanti noti per diffondere questi messaggi possono essere segnalati al questore affinché provveda a sospenderli;
- molte famiglie affiliate alle mafie condividono, su piattaforme social come TikTok, contenuti sulle proprie vite estremamente agiate. Questa è un altra palese esaltazione della criminalità, perciò video ed immagini di questo tipo vanno segnalati ai gestori delle piattaforme, ignorati e non visualizzati, per evitare che generino ulteriori guadagni.
Fare parte di organizzazioni criminali potrebbe sembrare a prima vista un modo per guadagnare ricchezza e rispetto velocemente, ma è, in realtà, la strada per una vita vuota, violenta e buia. La cultura e la conoscenza sono le armi più preziose che i giovani possono avere per crescere sani e realizzati, lontani dallo sfruttamento da parte di queste organizzazioni.
L’incontro si è concluso con alcuni interventi da parte dell’assessore per l’educazione Margherita Frappa sul ruolo della scuola nell’educazione dei giovani alla legalità e al rispetto: questo argomento ha toccato molto i tantissimi studenti del Liceo Pertini presenti, che hanno seguito il discorso di tutti i relatori con molto interesse per l’importanza dell’argomento trattato.


Fin dalla sua fondazione, Libera ha sempre mandato un messaggio fondamentale e senza tempo: Nessuno si salva da solo. Una sola persona non può sperare di cambiare il mondo esclusivamente con le proprie forze, ma può impegnarsi a migliorare il proprio ambiente circostante e fare in modo che le sue azioni siano un esempio per gli altri. È così che si crea un’unica rete di persone capace di compiere grandi cose, come trasformare il dolore causato dalla mafia a persone innocenti nella scintilla che dà inizio al cambiamento in meglio del nostro mondo.
