Grandi festeggiamenti al Liceo Sandro Pertini, dove la IV E è arrivata seconda al “Cantagrecia 2026”, concorso organizzato dall’Università degli studi “Roma Tre”, in cui studenti del classico da ogni parte d’Italia realizzano un brano, scritto o in italiano o in greco, il cui tema principale sia un evento storico o mitico di rilevanza all’interno della cultura greca. I brani migliori, che potevano essere originali o cover di altri già noti, sono stati premiati e trasmessi in diretta con l’esibizione degli studenti stessi durante la Giornata del Greco che si è svolta, dopo essere stati valutati dai giudici dell’Associazione “Antico e Moderno”, nell’Aula Magna dell’università “Roma Tre”.

Il brano scritto dalla IV E, in particolare grazie all’aiuto degli alunni Matteo Ciccone per la base e Filippo Dini Ciacci per il mix e il master (gli stessi che faranno anche da solisti per la canzone), e con il prezioso supporto del Professor Freda e della Professoressa d’Amico, si intitola L’alba del dissenso, e racconta la storia di Tersite, guerriero greco brutto e deforme che fa un po’ da antieroe dell’Iliade.

Egli è descritto da Omero come il peggiore tra i guerrieri achei: pavido, codardo, gobbo, zoppo, con la testa a pera e incallito giocatore di dadi. Non era un abile oratore, in quanto balbuziente e non in grado di distribuire bene le parole. Quando Agamennone mette alla prova i suoi uomini, inventando la storia che ormai si erano perse le speranze di conquistare Troia, Tersite diventa il primo a incitare i compagni ad andar via. All’inizio riscuote anche consenso da parte degli altri soldati, ma viene ferocemente zittito da Odisseo che prima lo insulta a male parole e successivamente, con il suo scettro, lo colpisce con forza. Di fronte a quelle percosse Tersite non riesce più a ribattere e, piangendo, si accascia a terra tra le risate di scherno dei soldati.

Ma mentre nell’Iliade il personaggio fa da contraltare al concetto di kalokagathia e di Weltanschauung greca, che vede la lotta per l’onore al primo posto nella società della Grecia arcaica e l’impossibilità di Tersite, la cui bruttezza esteriore rispecchia la sua condotta immorale, di elevare il suo status speciale come una sorta di legge naturale, l’interpretazione data dalla IV E è invece di un personaggio attaccato ingiustamente, deriso perché non considerato all’altezza degli eroi omerici, le cui parole sono tuttavia ammirevoli perché contro la guerra. Tersite, da guerriero deforme e rapace dei premi altrui, diventa quindi il simbolo del popolo stanco di una guerra voluta dai forti ma combattuta dai deboli; è il classico popolano che, pur affermando la verità in modo incivile e impresentabile, scaglia le sue parole smodate e sconnesse come l’urlo disperato di una classe sociale non solo oppressa e osteggiata, ma anche sottorappresentata quasi per scherno nell’epica omerica. Un confronto che è messo in luce anche dalla coreografia che accompagna la canzone: gli alunni sono disposti in semicerchio a rappresentare il coro dei soldati, mentre i due solisti si trovano al centro del palco, proprio per ricordare una scena tipica della tragedia greca. Una canzone molto significativa, soprattutto nel contesto internazionale dei nostri giorni, scosso da notizie terribili di guerre combattute non lontano da noi. E forse, come dice la canzone, bisognerebbe promuovere di più la pace, per fare in modo che non ci sia “mai più polemos”.

