Questa recensione non contiene spoiler
Quando nel 2006 uscì nelle sale Il diavolo veste Prada, molti ebbero un’illuminazione su quello che avrebbero voluto fare da grandi. La maggior parte delle protagoniste femminili, infatti, era o voleva diventare giornalista. Raccontare al mondo le proprie esperienze era considerato un mestiere favoloso in un’epoca, poi, in cui il cartaceo dominava la scena.
Nota personale: purtroppo – o per fortuna – mia madre mi ha fatto vedere il film quando ero molto piccola e, ovviamente, ne è derivato un “voglio fare questo da grande”.
Andrea è una ragazza che si trasferisce a New York per diventare giornalista. Trova lavoro nella rivista di moda Runway e diventa la seconda assistente di Miranda Priestly, la direttrice creativa della testata. un posto per cui “un milione di ragazze ucciderebbero”. Andie in realtà per quel posto non avrebbe ucciso nessuno. Addirittura, alla fine del film si licenzia, perché non era quello il motivo che l’aveva portata a New York.

Mentre il primo film fa sognare, fa venire voglia di abbandonare tutto e trasferirsi nella Grande Mela, il secondo, uscito il 29 aprile 2026, ti riporta alla cruda realtà: il destino del giornalismo oggi.
La domanda che viene in mente vedendo il sequel è di stampo diverso: è giusto che un mestiere così nobile venga sostituito dall’intelligenza artificiale? Bisogna essere chiari: ormai gli articoli non li legge più nessuno. È ironico affermarlo, perchè in questo momento sto scrivendo qualcosa che nessuno o quasi leggerà, ed è così che molti mestieri muoiono.

Molte redazioni soffrono dei tagli di budget importantissimi, perché ormai non legge più nessuno. Sostituire un essere umano che scrive emozionandosi con una macchina completamente distaccata da ciò che ha intorno, porterà la nostra società verso il degrado. Le copie cartacee sono sconosciute alle generazioni contemporanee, compresa la mia, ed è normale quando si può aprire il telefono e avere tutte le informazioni a portata di un click. Ma questo a cosa condurrà? Ed è davvero colpa dei (non)lettori?
È sicuramente tutto collegato: il pubblico non è più interessato alle copie cartacee; le riviste soffrono un calo di vendite che porta a un calo netto del budget; la testata dimezza la propria redazione e le persone che prima compravano ora non lo fanno più.

Si dovrebbe trovare un modo per conciliare le cose: avvicinare il pubblico giovane e farlo diventare cliente affezionato. Secondo me non è troppo tardi. Dopo aver visto Il diavolo veste Prada 2, ho capito che c’è ancora speranza. Il film è una critica fortissima alla società moderna, ai social e all’intelligenza artificiale, ma è anche un messaggio fiducioso per chi ha sempre visto il mestiere di giornalista a New York con gli occhi pieni di aspettativa. “Quanto amo il mio lavoro”, dice Miranda in un momento di confidenza. Quanto spero di sentir dire questa frase a tutti i ragazzi con dei sogni: non importa quanto irrealizzabili crediate che siano.

