Sul mestiere dello scrittore, sulle relazioni tossiche, sul condizionamento dei social, sul rapporto con il cibo. Valentina Farinaccio dialoga con gli studenti del Liceo Pertini e risponde alle loro domande, suggerisce, riflette. “L’incontro con autore” è organizzato dalle Professoresse Alexandra Recchi e Sabrina Russo e fa parte delle attività previste per il progetto della Biblioteca scolastica, mirate a rilanciare il piacere della lettura. E così un romanzo, Non è al momento raggiungibile (edito da Mondadori come gli altri due, La strada del ritorno è sempre più corta e Le poche cose certe, mentre i racconti di Quel giorno sono stati pubblicati da Utet), che i ragazzi hanno letto e in cui hanno ritrovato pezzi del loro mondo, diventa spunto per un confronto con una scrittrice molto vicina a loro (“ci diamo del tu?” deve insistere lei, per accorciare le distanze generazionali invero limitate, vista la sua giovane età).

Perché leggere i classici è bello, sì, parlano a noi, sì, i sentimenti umani sono sempre quelli, sì, del resto poco è cambiato dall’Ottocento avanti Cristo o milleottocento dopo Cristo. Che poi sì, Leopardi è uno di noi, ma pure il giovane Holden, e pure Pirandello parla con noi, e poi perché sbarazzarsi di Tolstoj. Ma così è diverso. Con due occhi che ti guardano così vicini e veri, direbbe il Poeta. Parlare con la scrittrice, chiederle quello che vuoi (lo voleva fare anche il giovane Holden, no?) scambiare informazioni e punti di vista su quello che è successo sul serio ieri o sta succedendo stamattina. O che è successo in quel momento limite in cui smette di essere cronaca e può farsi letteratura. Incontrare l’autrice, o l’autore, condividere lo spazio di un’aula magna, è davvero più interessante. Soprattutto con una scrittrice come Valentina Farinaccio le distanze si annullano, anche se quel lei fa un po’ fatica a diventare un tu.

Si presenta con tutta la semplicità possibile, Valentina. Improvvisamente un mestiere che i ragazzi immaginavano polveroso, appannaggio di scrittori coi baffi a manubrio, reduci da studi matti tra labirinti di libri, che scrivono con la penna d’oca parole pompose e fuori corso, improvvisamente il mestiere dello scrittore si fa vivo, attuale. Dimentichi la polemica classico-romantica per ritrovarti a leggere libri che parlano di persone reali, con in tasca uno smartphone e con i sogni che assomigliano ai tuoi.
Comincia dalla fine, dall’ultimo romanzo, Valentina. E proprio dal tema più complicato: relazioni tossiche e dipendenze affettive. “Non necessariamente sono relazioni sentimentali – racconta la scrittrice – a volte sono anche tra amici, tra amiche. Relazioni in cui uno di loro, senza proclamare questa cosa, agisce un potere sull’altro. Quindi c’è uno che predomina e manipola, e l’altro che subisce e viene schiacciato da questo rapporto. Da un lato c’è un narcisista e dall’altro lato il codipendente, che rappresenta la parte fragile della relazione. Io sono stata per anni la parte fragile di una relazione. Pensavo di non meritare amore, di non essere all’altezza della persona di cui credevo di essere follemente innamorata. E quando tu non ti senti all’altezza, ti fai andare bene qualunque cosa e cominci a elemosinare amore. Accetti dall’altro qualunque scarto. Ecco questa dinamica, alla lunga, mette in movimento l’autodistruzione delle persone. Quando ci sentiamo inferiori a qualcuno, non è mai colpa soltanto degli altri né colpa nostra, ma spesso è ‘colpa’ di qualcosa che arriva da lontano: da come ci siamo sentiti da piccoli, da quello che ci è mancato, l’amore che non abbiamo ricevuto come avremmo voluto in famiglia; da qualche piccolo trauma che ci ha segnato. Quella mancanza però si può colmare con la richiesta forsennata di amore, e allora facciamo di tutto per piacere a tutti, ma anche quella diventa una dipendenza. Oppure sentiamo la necessità di riempirci, non importa se ci riempiamo di schifezze e se quella cosa ci farà diventare grassi e il problema è che non ci piaceremo. Vogliamo farci del male perché pensiamo di non essere abbastanza”. Questa storia, quella di Vittoria, protagonista di Non è al momento raggiungibile, deve molto alle esperienze di vita di Valentina. Che prende materia viva e la fa diventare letteratura, appunto.

E allora partono le domande proprio sulla letteratura, sul mestiere dello scrittore, e si capisce che tra i ragazzi qualcuno vorrebbe, da grande, forse chissà. E Valentina racconta del tempo dedicato alla scrittura, dell’invio dei “manoscritti” agli editori, di un sms che arriva dopo due anni e le cambia la vita. E dell’importanza della lettura, fondamentale per chi voglia scrivere. Del suo affetto per Elsa Morante e Sally Rooney. “Prima di scrivere la prima pagina devi avere letto almeno duecento romanzi. Anche quando gli autori che stiamo leggendo non c’entrano niente con quello che scriveremo, stiamo comunque imparando delle cose. Stiamo scoprendo come si fa, o come non vogliamo assolutamente fare. E quando si scrive si deve davvero avere l’urgenza di scrivere. Se si scrive solo ‘per pubblicare’ e per avere successo, facendo dei calcoli, scrivendo la storia furba per una fetta di mercato, il lettore se ne accorge. Capisce se sei sincero, o se cerchi solo di intrattenerlo”.

E i social. Vittoria ha assecondato la vita da influencer, che le è capitata per caso ma fondamentalmente non era quello che voleva. Si era lasciata divorare dal meccanismo social. “Sappiamo tutti cosa succede quando ci mettono 200 like, ma c’è un commento sotto che dice ‘fai schifo’. Noi non penseremo più ai 200 like, ma solo al commento negativo. Quel meccanismo vale per tutti e finisce per ingabbiare. Ma la vita sta da un’altra parte. E Vittoria rinascerà quando potrà ricominciare dalla musica, che amava davvero”.

Dopo due ore d’incontro, con la chiusura tirata per i capelli perché ci sarebbero state ancora domande e perché la curiosità è sempre tanta, perché Valentina Farinaccio è davvero una di noi e ha catturato l’attenzione, i ragazzi tornano in classe; Valentina al suo lavoro di scrittrice e giornalista. Ne esce arricchita, afferma generosamente lei. Ne escono con le idee più chiare, con qualche emozione diventata spiegabile e con i sogni più delineati, i ragazzi. Soprattutto qualcuno che vorrebbe, da grande, forse chissà.

