Come può una donna del suo tempo, che non aveva diritto nemmeno a “una stanza tutta per sé”, aver influenzato in maniera così forte la cultura contemporanea? Virginia Woolf non è stata solo una grandiosa scrittrice, è stata una vera e propria eroina moderna. Adeline Virginia Stephen nasce a Londra il 25 gennaio del 1882 in un ambiente culturalmente stimolante, ma in un contesto famigliare avvilente.
Nel 1885 subisce la perdita della madre: ciò la porterà a sviluppare una forma di depressione cronica che ne determinerà anche la morte. Nel 1904 rimane orfana e si trasferisce con i suoi quattro fratelli nel quartiere di Bloomsbury, dove avvia il “Bloomsbury Group”, un circolo di intellettuali nel quale si discuteva di attualità, dei valori troppo rigidi della società vittoriana e di gusto estetico.
Nel 1912 diventa la signora Woolf, sposando Leonard Woolf attivista politico e scrittore che le rimarrà accanto per tutta la vita. Pubblica il suo primo romanzo nel 1915, La crociera (The Voyage Out).
Negli anni successivi fonda insieme al marito una casa editrice indipendente Hogarth Press che pubblica non solo i suoi stessi romanzi, ma scopre anche nuovi talenti come T.S Eliot.
Raggiunge la maturità artistica pubblicando i suoi capolavori come La signora Dalloway, Gita al faro, Orlando e il saggio femminista Una stanza tutta per sé.


Oppressa dal ritorno della depressione e dell’incubo della guerra che incombeva sul mondo, Virginia Woolf riempie le sue tasche di sassi e annega nel fiume Ouse vicino alla sua casa nel Sussex, il 28 marzo 1941.
Virginia Woolf in realtà non ha abbandonato questo mondo lasciando in eredità solo la struggente lettera d’addio per il marito: ha lasciato un segno indelebile in molti ambiti culturali. Difficilmente non hai mai sentito parlare di Virginia Woolf.
Lo stile letterario vittoriano era da lei considerato “materialista”, si concentrava troppo su fatti esterni e raramente, anzi quasi mai analizzava la mente dei personaggi, rompe lo schema e inventa il romanzo psicologico moderno. Non descrive l’aspetto fisico dei protagonisti dei suoi romanzi ma ne evoca ricordi, creando così, nel lettore, non un corpo ma una mente. Molti dopo di lei presero questo genere così innovativo e lo fecero proprio, Ian McEwan Espiazione e Michael Cunningham Le Ore sono tra questi. Le sue tracce sono ovunque anche se pensi di aver comprato un libro di Jane Austen o delle sorelle Brontë, ti ritroverai a leggere un saggio scritto da Virginia Woolf su di loro. Ne ha analizzato non solo la figura letteraria e il loro ruolo di scrittrici, ma ha visto e scritto delle donne che erano, di come la vita abbia influenzato le loro opere, della società in cui vivevano e dei limiti sociali che hanno dovuto affrontare. Virginia Woolf considerava Jane Austen come l’emblema dell’equilibrio, ammirava il suo non essere in conflitto con la società patriarcale in cui viveva, questa calma si riscontrava nelle opere perfettamente equilibrate; allo stesso tempo critica fortemente la tendenza a non andare oltre la propria classe sociale, ipotizza infatti che se Jane Austen avesse vissuto più a lungo avrebbe trovato un modo di scrivere diverso e avrebbe forse raccontato ciò che non viene detto, ciò che le persone tengono per sé. Apparentemente il modo di scrivere della Austen poteva risultare tradizionale ma secondo Virginia Woolf pose le fondamenta del modernismo.


Arriviamo ora ad analizzare il rapporto più conflittuale che Virginia Woolf aveva con la letteratura di Charlotte Brontë che a differenza di quella di Jane Austen era più feroce. In “Una stanza tutta per sé” critica una scena di Jane Eyre sostenendo che il desiderio di libertà e il sentimento di rabbia dell’autrice contamini la sua scrittura facendo trasparire a volte un messaggio sbagliato. Prova tuttavia empatia nei suoi confronti e per le condizioni in cui fu costretta a vivere. L’autrice che Virginia Woolf sentiva più vicina alla sua sensibilità poetica è sicuramente Emily Brontë. Scrive un saggio sul suo unico romanzo Cime Tempestose e afferma che in quel libro non si parla di un amore semplice, un amore che normalmente viene descritto ma un amore che va oltre al semplice rapporto tra uomini e donne, vedeva in Emily Brontë la capacità di descrivere forze cosmiche, passioni indistinte che trascendono nel quotidiano. Si rende conto dell’elemento della natura, invocato spesso dalle sorelle Brontë come metafora delle passioni umane, così vaste da non poter essere contenute ed espresse solo dalle parole.


Oggi i suoi saggi sulle opere delle Brontë e della Austen sono fondamentali per la critica, prima di tutti si è resa conto che per capire a pieno un’opera bisogna capire il contesto in cui è stata scritta, tenendo conto delle condizioni materiali in cui l’autrice ha vissuto.
Virginia Woolf è stata grande ispirazione anche nella moda, nel 2021 Fendi lancia una collezione interamente ispirata a Orlando e agli affreschi di casa Woolf, scrive “sono i vestiti a portarci, non noi a portare loro”, Orlando infatti li usa per esprimere il modo in cui il mondo lo percepisce senza però cambiare la sua anima. Nel 2021 modelle come Demi Moore e Kate Moss sfilano con abiti che mischiano la sartoria maschile e la leggerezza femminile con borse rilegate come dei libri che citano lo stesso romanzo.
Burberry ed Etro hanno preso ispirazione dallo stile delle case di Virginia e di sua sorella Vanessa Bell, pareti dipinte e tessuti decorati creavano un “disordine intellettuale” che le case di moda citano ancora oggi per evocare eleganza colta tipica britannica.
Le femministe di quell’epoca erano concentrate soprattutto nell’ottenere il diritto di voto, Virginia Woolf fa un passo avanti parlando per la prima volta di potere economico (Una stanza tutta per sé).
La depressione prende forma, non c’è vergogna nella malattia ma consapevolezza e curiosità nei critici. Ha mostrato nei suoi scritti autobiografici come la mente umana sia in realtà molto fragile, influenzando la psicologia moderna e la concezione che oggi abbiamo di neurodivergenza ed esaurimento.
Purtroppo la depressione ha ucciso una mente brillante ed empatica, rivoluzionaria per il suo tempo, la società l’ha amata e odiata, molte cose per noi donne, forse, oggi non sarebbero così senza la voce di Virginia Woolf, la sua malattia non ha vinto, la sua vita non è finita in quel fiume ma vive nelle pagine dei nostri libri, nei vestiti che indossiamo e nei diritti che abbiamo.
“Sì, credo che ci sia una sorta di primavera nel mondo, e che io possa, se voglio, entrarvi.”

Un pensiero su “L’influenza di Virginia Woolf nella cultura moderna”

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