Chi è un adolescente interrotto? Cosa significa questo termine e soprattutto perché si diventa o si è adolescenti interrotti? A queste domande risponde l’illuminante saggio di Stefano Vicari, professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile alla Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e primario presso l’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Il saggio, presentato nella mattina di domenica 20 nell’aula consiliare di Manziana in presenza di un numeroso pubblico di genitori, educatori ed insegnanti, nasce dall’esperienza sul campo dell’autore.

Che cosa in un adolescente si interrompe? La risposta non è affatto scontata poiché il fenomeno prende in considerazione, in un lungo arco di anni, il processo di crescita degli individui, da quando si è bambini a quando si diventa adulti. Una fragilità emotiva si può trasformare in un corto circuito che interrompe le naturali, ma anche difficoltose e per nulla scontate, fasi della crescita interiore di una persona.  Attualmente, secondo quanto racconta e spiega Vicari, i casi di disagio giovanile sono in aumento esponenziale. Si va dalla incapacità di gestire l’ansia agli attacchi di panico fino alle pericolose dipendenze che, a loro volta, causano una serie di danni fisici e mentali.

 Qual è la causa e come intervenire? Queste, in sintesi, sono state le richieste di quanti presenti cercavano risposte e soluzioni. Secondo l’esperienza come medico, genitore ed educatore dell’autore, non esiste un farmaco che non sia composto da accettazione dell’altro, amore, pazienza, ascolto e presenza, ingredienti di una formula che possono usare tutti a partire dai genitori agli insegnanti, dai parenti agli educatori. L’autore marca con forza la reale necessità di bloccare e non favorire le dipendenze che partono dalla presenza pericolosissima degli smartphone, che incautamente, per ignoranza e comodità, i genitori, per primi, concedono ai loro bambini. Questi ultimi, non hanno sufficiente capacità critica, diventano un tutt’uno con la realtà virtuale, ne nasce una rischiosissima simbiosi. Molti giovani adolescenti trovano comodo rifugio, e approdano a lidi sconosciuti e insidiosi, rimanendo prede di social pericolosi, si avviano al gioco d’azzardo online, arrivano alle droghe, al ricco mercato di sostanze facilmente reperibili ed acquistabili.

I danni sulla gestione delle emozioni sono drammatici per una persona in crescita. Sono aumentati i casi di disturbi proprio legati alla gestione dell’ansia dovuti anche alla necessità di apparire sui vari social prima ancora di sapere chi realmente si sia. Gli errori partono anche da una disattenta educazione in cui l’adulto sveste i suoi panni e cerca un rapporto amicale e simbiotico con il figlio, in modo da essere più che un genitore, figura autorevole e referenziale, un amico, in una sorta di eterna adultescenza, neologismo coniato dallo stesso Vicari. Perfino nello sport non si gioca più per spirito di squadra ma per la ricerca spasmodica del successo, della riuscita. Si approda con grande facilità all’idealizzazione di sé attraverso ciò che si promuove sui social, di cui pure gli adulti sono preda e che inseguono come una chimera.  Mancano, inoltre, negli adulti gli atteggiamenti fondamentali che non interrompano la crescita emotiva perché costano e richiedono consapevolezza e fatica come la capacità di definire i limiti e dettare le regole. Questi ultimi aspetti, necessariamente, possono portare allo scontro che non si deve fuggire perché, come sostiene l’autore in qualità di medico e educatore, è tanto salutare per la definizione di sé di un adolescente, dei propri limiti di chi si è e non di chi si vorrebbe essere. Spesso, soprattutto nelle periferie urbane, sono assenti gli spazi aggregativi in cui incontrarsi, conoscersi, comprendersi, piacersi, scontrarsi a cui si oppone la comfort zone, inutile e dannosa, delle amicizie e conoscenze sul web. Per questo motivo la scuola continua ad essere uno spazio di aggregazione vero, reale dove si fa esperienza e ci si incontra. Al contrario, Vicari propone di incentivare l’ascolto, promuovere il farmaco dell’amicizia e della condivisione, spinge e incoraggia a fare volontariato perché attraverso il tempo donato all’altro si svolge un’importante azione taumaturgica su sé stessi. Riflettiamo su queste proposte e insieme, genitori, docenti, educatori cerchiamo di non ostacolare ed interrompere una crescita emotiva che definirà  i nostri adolescenti come adulti responsabili e capaci di gestire le emozioni che sono “un pezzo di felicità psicologica, come sostiene Stefano Vicari.

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