In Cile le violente proteste da parte della popolazione sono nate lo scorso ottobre, quando i primi a scendere in piazza furono gli studenti, animati dall’aumento del costo del biglietto per la metropolitana nella capitale Santiago, che era già troppo alto in confronto al salario medio dei lavoratori. Le proteste sono andate avanti toccando temi quali sanità, istruzione e pensioni, fino a quando non è stato raggiunto un punto di incontro con il governo: un referendum per riscrivere la costituzione emanata dall’ex dittatore Pinochet, in vigore dal 1980.

Foto di Felipe y Jairo Castilla – Wikipedia – https://www.flickr.com/photos/23979531@N03/48938744197/

In questo quadro si inseriscono le proteste delle donne cilene, che hanno iniziato a chiedere a gran voce la parità di genere, la legalizzazione dell’aborto e la fine delle violenze domestiche subite. Tale protesta femminile ha attirato l’attenzione con il flash-mob “Un violador en tu camino”, organizzato per la prima volta il 25 novembre scorso che, con un testo finalizzato a denunciare lo stupro e le violenze di genere, è divenuto colonna sonora delle proteste femministe in tutto il mondo.

Il movimento femminista cileno vuole essere parte attiva della redazione della costituzione e a tal proposito è stato fondato il “Partido Alternativa Feminista” (PAF), primo partito femminista nella storia del Cile che riceve sempre più consensi, basti pensare che l’8 Marzo, giornata della donna, sono state circa due milioni le donne cilene scese in piazza per manifestare, numero che equivale al 10% dell’intera popolazione cilena.

Il referendum costituzionale previsto per il 26 Aprile è stato rinviato al 25 Ottobre a causa dell’emergenza Coronavirus, il cambiamento è stato solo rimandato.

Immagine di copertina: Wikipedia. Manifestazioni a Plaza Baquedano, foto di Hugo Morales 

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