La “δόξα” platonica non dovrebbe danneggiare la nostra realtà. Eppure spesso la linea di confine tra opinione e discriminazione è molto sottile.
È scontato dire che ognuno sia libero di essere d’accordo o meno su qualsiasi tema. Tuttavia, a volte, quelle che si vogliono far passare per semplici opinioni si rivelano vere e proprie invasioni nella sfera personale dell’altro, tanto non richieste quanto nocive. Parliamo di violazioni della libera espressione religiosa, sessuale; e ancora, di insulti razziali, sulla condizione fisica e altro ancora.
L’uso indiscriminato della parola “libertà”
Mi sembra molto attinente all’argomento il comportamento di un gruppo di deputati che, all’approvazione in Parlamento della legge Zan, hanno indossato un bavaglio. Ricordiamo che la legge mira a contrastare la discriminazione e la violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità. Il messaggio che invece i deputati contrari finiscono per mandare è di segno opposto: la rivendicazione della “libertà di discriminare”.
Le parole a volte sono l’arma più letale ed esser liberi di esprimersi non significa poter annientare la libera espressione altrui. Insultare l’altro, invece, non è un’opinione e va chiamata con il nome più calzante: intolleranza religiosa, razzismo, xenofobia, omobitransfobia, bullismo, handifobia. La “libertà di discriminare”, che alcuni politici chiedono come un diritto, va a danneggiare tutte le persone vittime di sentenze taglienti, dettate da ignoranza, superstizione, noncuranza, rabbia repressa, ideali estremisti.

Un intervento concreto dello Stato
Perciò, una legge che vada a punire questi comportamenti violenti e dannosi, oltre che per l’individuo, per la società, è il minimo che il governo possa fare per proteggere tutti i propri cittadini, che facciano parte di una minoranza o meno. È il momento che lo Stato intervenga concretamente per distinguere a livello legale la differenza tra opinione e discriminazione, per troppo tempo calpestata e ignorata.

Un passo verso una società più giusta
È sconcertante pensare che la rovina di molte persone, l’impossibilità di costruirsi una famiglia, l’annientamento di sé stessi che può portare al suicidio siano causati dal capriccio di pochi, che si ostinano ad aggrapparsi a valori inconsistenti, privi di qualsiasi argomentazione che non sia aleatoria e che si contraddicono continuamente. Dunque, la legge Zan è un passo verso la civiltà, la comprensione, l’integrazione e la tutela delle minoranze, che servirà a combattere anche da un punto di vista legale chiunque faccia finta di imbavagliarsi dopo aver imbavagliato ed eliminato gli altri.

