“Altro che secoli bui, ora vi racconto il Medioevo”. Con questo obiettivo la storica e scrittrice Chiara Frugoni, scomparsa di recente, aveva dato alle stampe uno dei suoi ultimi lavori, Vivere nel Medioevo. “Ho scritto questo libro per mostrare almeno in parte la vita medievale nei suoi aspetti meno noti”, spiegava la dottoressa Frugoni, che si era posta come obiettivo far conoscere il Medioevo in maniera differente. Il suo approccio innovativo non riguarda solo gli argomenti, ma anche il modo: nel saggio storico infatti lo studio dei testi è spesso accompagnato allo studio delle immagini, abitudine che la Frugoni aveva coltivato sin dalla laurea. Ciò che interessa delle immagini non è la loro bellezza, né tantomeno la fama, ma la loro capacità di trasmettere un ritratto storico quanto più accurato possibile.

Per descrivere come vivevano uomini, donne e bambini nel Medioevo la professoressa Frugoni decide di partire dal cuore della casa medievale, che era la camera da letto, non “condannata come oggi alla solitudine diurna”, ma al contrario molto utilizzata anche di giorno come studio o sala da pranzo, in quanto unico ambiente sempre riscaldato. 

Prima ancora del letto, però, viene la culla: come venivano trattati e accuditi i neonati nel Medioevo? Chiara Frugoni dedica molto spazio ai neonati medievali, spiegandoci che i primi anni di vita erano un periodo difficilissimo, a causa delle strette fasciature e al ricorrente affidamento a una balia, che spesso si rivelava un “infanticidio differito”. I neonati infatti non erano molto amati dai loro genitori, e i primi rapporti d’affetto si sviluppavano solo con l’arrivo della prima infanzia, perché prima era difficile stabilire un rapporto con il neonato, date le sue abilità comunicative ancora non ben sviluppate. 

Chiara Frugoni

La professoressa Frugoni mostra anche un Medioevo diverso, tecnologico e innovativo: è a questo periodo storico che si deve l’invenzione di occhiali, note musicali e bottoni. Quest’ultimi potranno risultare superflui come invenzione, ma sono stati proprio loro a mettere in moto la macchina della moda: avendo la possibilità di esaltare le forme, il modo di intendere il vestiario è stato completamente stravolto. 

Anche la figura della donna, spesso ritenuta oppressa e sottomessa in questo periodo storico, aveva le sue opportunità di rivalsa: prendere i voti spesso si rivelava una scelta salvifica piuttosto che una costrizione. Farsi monaca infatti comportava innumerevoli vantaggi: veniva insegnato a leggere e scrivere, si aveva accesso alle biblioteche ecclesiastiche, non si correva il rischio di infezioni postpartum, allungando di conseguenza l’aspettativa di vita, e soprattutto si aveva “una stanza tutta per sé”, possibilità spesso preclusa anche a donne di alto rango.

Rimangono ancora molti interrogativi su questo periodo storico durato quasi un millennio, dalle abitudini culinarie al modo di intendere il viaggio. Ciò che vi ho raccontato infatti è solo uno frammento di tutto ciò che spiega Chiara Frugoni nel suo libro, rispondendo a domande sul Medioevo che non avreste nemmeno pensto di potervi porre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *