Anche per l’anno scolastico 2025-2026 gli studenti del Pertini sono stati chiamati a votare i propri rappresentanti. Quest’anno quattro ragazzi molto diversi fra di loro svolgeranno questo compito. Noi di Res Novae abbiamo pensato di intervistarli, per capire chi sono. Alessandro Grasso, è uno studente del VA, amante del tiramisù e dei film – esclusivamente quelli tristi però – socievole ed espansivo, che però ha la cattiva abitudine, ci confessa, di dormire davvero poco di notte. Valeria Eufemi, nata nel 2008, è, invece, una studentessa del VG, amante della moda e della musica (dice di essere una fan affezionata di Ultimo), oltre che “mamma” di due gatti di nome Kira e Birba. Davide Mastrodonato, studente del III A, è un tifoso sfegatato della Roma, oltre che ottimo giocatore di basket, molto impegnato nelle iniziative sociali promosse dal territorio. Infine la più giovane fra i nuovi rappresentanti, Martina Barbu del II A, che pratica ormai da qualche anno la pallavolo, è un’esperta cuoca, che preferisce però sperimentare soprattutto dolci. Ma lasciamo la parola a loro.

Oggi si accusa spesso la nostra generazione di essere poco attiva politicamente. Voi come spronereste un ragazzo che segue questa tendenza?
Valeria: Gli direi che, rimanendo comunque concreti e realisti, un singolo da solo non può certamente cambiare il mondo, ma è necessario renderci conto che anche i piccoli gesti possono fare una grande differenza. Anche imitando il modello che speriamo di darvi come rappresentanti, cerchiamo di comunicarvi che un piccolo gesto è sempre comunque significativo, soprattutto perché spezza la catena di indifferenza che si può creare fra un gruppo di persone che si crede inutile.
Alessandro: il ruolo del rappresentante è infatti proprio questo: quello di dimostrare agli studenti come noi che il cambiamento si può attuare in prima persona; che l’indifferenza è solo un modo per chiudersi e non progredire mai. Il rappresentante è infatti una sorta di modello che in qualche modo ispira i vari studenti, è una figura che infonde progresso e se ne fa il portatore. È importante qualcuno che muova e smuova gli animi, perché il cambiamento nasce anche da queste figure coraggiose che per prime sanno alzare la voce su argomenti taciuti scoprendo di avere una cerchia più o meno ampia di sostenitori.
Martina: secondo me il cambiamento di cui parlano Alessandro e Valeria nasce in primis dell’esporsi e dal provare attivamente ad agire, anche se è vero che senza sostenitori o un gruppo che rappresenti delle idee è difficile avventurarsi perché si ha paura. Con il sostegno e la collaborazione però si può creare una rete solidale. Insieme si può andare lontano.
Davide: il cambiamento, invece, secondo me deve sempre essere scatenato da qualcuno, possa essere un gruppo o un ragazzo volenteroso. Da soli, come hanno detto gli altri, non si può far nulla di significativo. Il coraggio poi sta in tutti coloro che riescono a esporsi anche solo facendo gruppo. Probabilmente il disagio di oggi è proprio il sentirsi soli e non rappresentati.
Considerata la prima domanda, quale credete che sia la causa delle assenze di massa alle assemblee? È colpa dei temi trattati o della scarsa pubblicità?
Alessandro: Il problema delle assemblee è che non vengono pienamente sfruttate per trattare temi effettivamente importanti, ma vengono sempre declassate a momenti di svago. Anche se credo sia un problema molto serio quello dell’indifferenza oggettiva della popolazione studentesca che, per quanto stimolata da assemblee interattive, decide di non presentarsi. Noi rappresentanti abbiamo però il dovere di stimolare gli studenti e invogliarli, con il nostro esempio, alla partecipazione.
Valeria: credo sia solo parzialmente giusto considerare l’assemblea esclusivamente come un motivo di svago, perché in questo modo si viene meno al reale scopo per la quale è stata istituita. Infatti in questo modo si viene meno all’idea di fare dell’assemblea il luogo di discussione dei problemi che ci sono all’interno della scuola o fuori, ma dei quali si tace. Forse è proprio questo il problema che stiamo affrontando.

Davide: secondo me un altro grande problema delle assemblee è il distacco fra rappresentanti e studenti. Mi è capitato infatti di sentire lontani i rappresentanti, come se tra me e loro ci fosse sempre una barriera. Anche il fatto che le assemblee si guardino come se fossimo al teatro, rende ancora più marcata questa separazione. Questo è il motivo per il quale quest’anno stiamo cercando di buttare giù questi muri immaginari, aprendo community o vedendoci periodicamente anche fuori scuola.
Martina: c’è un altro grande problema, secondo me: il fatto che, per quanto tu cerchi di stimolarli, ad oggi i ragazzi credono che tutto sia noioso. Lo scorso anno io apprezzai molto l’assemblea realizzata in collaborazione con Scuola Zoo e credo che questo genere di coinvolgimento possa favorire l’afflusso. Un’altra soluzione sarebbe quella di inserire sempre all’interno di ogni assemblea qualcosa che riguardi direttamente la vita studentesca.
Pur essendoci stati alcuni screzi fra di voi durante il periodo di propaganda, e avendo età diverse, credete ugualmente di poter collaborare bene?
Valeria: come ogni anno è normale che durante il periodo di propaganda possano nascere dei conflitti, anche se sicuramente quest’anno abbiamo avuto dei litigi più accesi. Sono però sicura del fatto che potremo lavorare molto bene insieme.
Alessandro: Lo scorso anno io e Valeria facevamo parte di liste rivali, eppure, lavorando insieme per un anno intero, siamo riusciti a costruire un rapporto di confidenza e affinità tale da spingerci a formare una lista assieme. Quindi noi siamo la dimostrazione che un anno di lavoro serio fatto insieme, anche se provenienti da liste diverse, può portare a far nascere delle amicizie o collaborazioni inaspettate.

Martina: sono sicura che nonostante tutto si creerà tra di noi un buon rapporto, perché abbiamo molte idee comuni e siamo tutti molto propensi a realizzarli. Abbiamo energia ed entusiasmo, e persino la saggezza dell’esperienza. Ci bilanciamo bene, insomma. Secondo me nascerà una collaborazione interessante.
Davide: come hanno già detto anche gli altri, i punti in comune sono molti, basti pensare alla tessera studentesca, al Pertini Cup o alla settimana dello studente. La voglia di fare è molta, altrimenti non ci saremmo neppure candidati. Sono sicuro che troveremo comunque un’ottima sintonia.
Una domanda più personale, che riguarda voi come studenti. Vi andrebbe di parlare del vostro percorso al liceo, considerando che tra voi c’è chi questo percorso lo ha appena iniziato e chi lo ha quasi finito?
Martina: io, che sono al secondo, posso dire di non aver sentito troppa differenza fra le medie e le superiori. Forse giusto nell’approccio ad alcune materie ho trovato qualche difficoltà, ma per il resto mi sono trovata molto bene, anche perché mi piace molto sia l’ambiente del Pertini. Ho un bel rapporto anche con i miei professori, competenti e appassionati.
Valeria: per me questi cinque anni sono volati via senza che me ne accorgessi e mi sono ritrovata come catapultata in quinto, alla fine del mio percorso. Divento malinconica e nostalgica nel pensare che tra pochi mesi la mia esperienza come studentessa al Pertini, la mia seconda casa, si concluderà definitivamente, specialmente perché sono molto legata sia ai miei compagni di classe, sia ai professori che mi hanno accompagnata. Se tornassi indietro non cambierei nulla.
Alessandro: anche io come Valeria mi faccio malinconico a pensare che oramai questa esperienza per me è quasi finita, specialmente se penso ai compagni che lascerò, perché ho costruito dei legami forti e sinceri in questa scuola, tanto che li considero tutti parte di una grande famiglia. Inoltre so di essere cambiato moltissimo in questi cinque anni, sia esteticamente che come persona, e sono convinto sia dovuto anche in gran parte all’ambiente in cui sono a tutti gli effetti cresciuto. Sono contento della scelta che ho fatto, non ho rimorsi né rimpianti, e se ad oggi sono la persona che sono, è in gran parte dovuto all’essere stato qui.
Davide: io posso dire di essere particolarmente felice di aver trovato dei professori che non si limitano unicamente allo spiegare in maniera nozionistica un argomento, ma anzi di aver scoperto degli uomini e delle donne con cui ragionare di qualsiasi cosa, aperti al dialogo con gli studenti su qualsiasi argomento, disponibili e preparati. Mi piace questa scuola, ho un buon rapporto con i compagni e sono felice di avere la possibilità di migliorarla attivamente.
L’intervista finisce qui. Auguriamo loro tanta fortuna per questo anno scolastico e ci rallegriamo del loro entusiasmo e del loro spirito d’iniziativa.
