Articolo di Ludovica Meola e Domenico Battafarano

Maschi, si salvi chi può! non è solo il titolo del saggio-comico di Marco Bonini, attore e regista che, sabato 10 ottobre, ha presentato il suo nuovo libro alla libreria Scritti & Manoscritti di Ladispoli, ma anche una frase a interpretazione libera, che lascia intendere il tema centrale del testo. Tra una domanda e l’altra, durante la chiacchierata con Chiara Del Zanno, Bonini ha spiegato infatti cosa lo ha spinto a parlare di società patriarcale e femminismo, due argomenti estremamente attuali. Lo scrittore ha definito il maschilismo come un problema culturale e sociale, che affonda le sue radici nell’antichità e che ancora oggi condiziona il nostro modo di vedere l’uomo e la donna.

Da sinistra: Chiara Del Zanno, Martina Barbu e Marco Bonini in un momento dell’intervista che Martina ha realizzato per PodcastNovus

A tal proposito, l’autore ha deciso di dimostrare l’assurdità di molte delle nostre convinzioni e convenzioni, riprendendo cinque storie conosciute da tutti, che forniscono “risposte sbagliate a una giusta domanda”, e di ribaltarle, o vederle da un punto di vista a noi nuovo. Lo scopo del libro però non è solo questo; Bonini vuole offrire infatti un punto di partenza a tutti quei maschi definiti “buoni”, che tentano dunque di garantire alle donne una condizione paritaria, ma che non riescono in questo proposito perché incerti da dove cominciare e restii a perdere la loro identità. Lo scrittore, convinto che per cambiare si debba ricercare l’origine di questi concetti, ha deciso di partire dal principio, dalla Genesi appunto: nella prima parte, l’essere umano, senza distinzioni di genere, è “terroso”, mentre successivamente è solo l’uomo a prevalere.

Bonini ha spiegato questa scomparsa della donna anche per un problema amoroso, legato alla posizione nell’atto, in quanto nessuno dei due partner vorrebbe essere sottomesso. Ed è anche da qui che nasce il patriarcato, inteso come dominio, su diversi aspetti, dell’uomo sulla donna, relegata a una posizione di inferiorità. Nella società di oggi, purtroppo, si riflette ancora questo concetto da entrambi i sessi, sia i maschi che lo adottano, sia le femmine che lo subiscono e lo accettano. L’uomo infatti ha sempre avuto l’indole di mostrarsi forte, privo di fragilità, invulnerabile, talvolta anche violento. Bonini riflette molto su questo tema e analizza come ad oggi ci siano due figure di uomo: da un lato troviamo quello negazionista, che segue il modello del patriarcato e non vuole abbandonarlo, d’altra parte quello solidale, che sposa il femminismo e la parità di genere per provare a cambiare le cose. Nel libro Bonini racconta queste due figure facendo paragoni con personaggi del passato.

Un momento della presentazione: Chiara Del Zanno dialoga con Marco Bonini

Ad esempio, al ritratto di Ulisse, tipico uomo negazionista che si mostra forte, astuto e determinato, rifiutandosi di mostrare le proprie fragilità, dall’altro racconta di Geppetto, uomo solidale, che riconosce il bisogno di dare affetto scegliendo di prendersi cura del figlio Pinocchio, senza però privarlo della libertà. Per aspirare a un futuro migliore bisogna quindi fare un passo avanti. Partire, cioè, dalle relazioni che l’uomo instaura. Come afferma l’autore bisogna promuovere l’empatia, cosa che non è mai stata associata alla figura maschile, ma che è importante per avere delle relazioni sane. Infatti se si mostrano le proprie emozioni non si è deboli, anzi si è veri, e soprattutto questo non rende “meno uomini”. Con questo libro Bonini ci vuole far riflettere e ragionare sul tema del maschilismo per far sì che gli errori del passato non si ripetano nel futuro, e che prima di essere maschi o femmine siamo persone. Maschi, si salvi chi può! è quindi un invito ad abbandonare i vecchi stereotipi sulla figura maschile e a salvarsi dal patriarcato, attraverso il cambiamento delle relazioni che gli uomini instaurano con il prossimo. Per noi ragazzi quindi è chiaro il messaggio: bisogna costruire delle relazioni affettive empatiche per passare dal controllo alla condivisione, rimanendo sempre noi stessi.

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