Il 17 luglio scorso  il Consiglio comunale ha approvato la proposta di dedicare una piazza di Ladispoli a Giorgio Almirante. La piazza in questione è Piazza Grande, attualmente in costruzione dove sorgeva il centro sportivo, vicino alla chiesa del Cerreto. La scelta di intitolare un luogo della città a questo politico ha contrariato una parte della popolazione, che si è raggruppata nel comitato “No a Piazza Almirante”. Ma perché tanto fervore intorno a questa figura? Per risalire alla ragione di tanto astio, ricordiamo la storia di Giorgio Almirante.

È principalmente conosciuto per essere stato uno dei fondatori e il segretario storico del partito di destra Msi, Movimento Sociale Italiano, che non rinnegò mai i propri rapporti con gli ex fascisti. Durante la dittatura,  Almirante fu segretario di redazione della Difesa della Razza, uno dei giornali principali del Ventennio fascista, che promuoveva politiche di xenofobia, antisemitismo e omofobia.

Almirante partecipò come ufficiale alla guerra in Nord Africa. Da tenente della Guardia Nazionale della Repubblica di Salò firmò un manifesto che imponeva la fucilazione come pena per la mancata risposta alla leva militare o per gli “sbandati”, come veniva definito chi apparteneva a bande avverse al regime. Infine, durante il suo mandato politico, nel dopoguerra fu indagato e condannato per aver supportato economicamente organizzazioni terroristiche fasciste responsabili di diverse stragi, ma evitò la pena grazie all’immunità parlamentare.

Un angolo della piazza in costruzione

Ma cosa pensano i ladispolani della futura Piazza Almirante? Per capire meglio ho intervistato il maggior numero possibile di persone. Ovviamente il campione preso in considerazione è del tutto casuale e non risponde a criteri statistici, ma ritengo la varietà di risposte ottenuta abbastanza valida da poter offrire uno sguardo interessante sulle opinioni della gente.

Il primo dato rilevante che ho potuto estrapolare è che la maggioranza degli intervistati si è dichiarata contraria all’intitolazione della piazza proposta dal consiglio comunale, principalmente perché non vuole che un luogo della propria città venga dedicato a un uomo che ha sostenuto lo svolgersi dell’Olocausto in Italia, avvenimento che rappresenta un periodo buio della storia italiana. Ma, particolare interessante, gran parte di chi ha affermato la propria contrarietà a questa scelta non si è dichiarato deluso dall’amministrazione attuale. Molti hanno ritenuto la dedica ad Almirante “uno scivolone”. Insieme a questi cittadini, che rappresentano una leggera maggioranza, trovano spazio anche altri molto più infastiditi, che hanno dichiarato di aver firmato la petizione del comitato contro Piazza Almirante. Fra loro vorrei ricordare un intervistato che ha raccontato di come un suo conoscente fosse in possesso di un documento che sanciva la sua condanna alla fucilazione. Era firmato proprio da Almirante.

Un altro dato che è emerso dalla mia ricerca è l’impreparazione dei giovani. Tutti i ragazzi intervistati (dai 17 ai 22 anni) non erano al corrente né della proposta approvata dal Consiglio né di chi fosse Almirante. Un chiaro segnale del disinteresse dei più giovani per la vita del territorio e per la storia del nostro Paese. Un problema che in casi come questo potrebbe portare il Consiglio Comunale a prendere involontariamente decisioni senza che la cittadinanza ne sia pienamente consapevole.

I favorevoli all’intitolazione della piazza hanno sempre preso le distanze dal fascismo, per poi dichiararsi indifferenti (o meglio, non contrari) alla scelta. Per fare un esempio, riporto la risposta di un intervistato che ha esordito accusando un altro uomo che avevo interpellato prima. “Questo è amico di quelli come Togliatti”, ha spiegato. Poi ha precisato: “Io invece sono amico di quelli là [alludendo all’estrema destra, ndr], però [la questione, ndr] non mi interessa. Per me, se la fanno non mi dispiace. Togliatti o qualcun altro, sono tutti uguali. Almirante è un italiano”.

Durante il giro di interviste, in Viale Italia mi sono imbattuto nel segretario del Pd di Ladispoli, Flavio Russoniello, e in un consigliere comunale dell’opposizione, Eugenio Trani, della lista civica “Ladispoli Città”.

Flavio Russoniello, segretario del PD di Ladispoli

Questi si sono dichiarati contrari all’intitolazione della piazza e hanno anche accusato il sindaco di sfruttare la dedica come un’occasione per distrarre dai veri problemi della città e come una provocazione. Abbiamo girato questa affermazione al sindaco di Ladispoli Alessandro Grando, che ha risposto:

Non so se questa vicenda possa aver distratto qualcuno, di certo non ha distratto me. Dopo vent’anni di malgoverno di centro sinistra a Ladispoli c’è talmente tanto lavoro da fare che il lusso di distrarmi non me lo posso proprio concedere. Devo ammettere che mi viene da sorridere quando leggo di chi, riferendosi a piazza Almirante, afferma che a Ladispoli ci sono altre priorità.

Sorrido perché, a leggere certe frasi, sembra quasi che in Comune ci dedichiamo dalla mattina alla sera a piazza Almirante, che al contrario ha richiesto solo pochi minuti di discussione in commissione toponomastica, dopo di che non ne abbiamo più parlato. La verità è che passiamo tutto il nostro tempo a cercare di rimediare ai disastri di chi ci ha preceduto. Abbiamo ricevuto in eredità strade e parchi pubblici in condizioni pietose, scuole tutte da rifare e servizi sociali al collasso. Molti di quelli che oggi protestano contro piazza Almirante sono gli stessi che hanno governato per vent’anni la nostra città, sperperando denaro pubblico e favorendo speculazioni edilizie a danno dell’ambiente e della vocazione turistica della nostra città. All’epoca, evidentemente, le priorità erano queste”.

Il sindaco di Ladispoli Alessandro Grando (foto da Facebook)

Sempre al sindaco abbiamo chiesto come mai la scelta di intitolare la nuova piazza sia caduta proprio su Giorgio Almirante.

“La scelta nasce da una mozione, approvata dal Consiglio comunale, presentata dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia. Almirante continua ad essere un punto di riferimento per milioni di italiani. Era un uomo di grande cultura, dotato di un carisma fuori dal comune, un oratore impareggiabile, stimato anche dai suoi più agguerriti avversari politici. Di lui Indro Montanelli disse che era il solo uomo politico cui potevi stringere la mano senza timore di sporcartela”. Almirante è stato uno dei personaggi politici più importanti della Repubblica Italiana, colui che ha saputo traghettare la destra italiana dal dopoguerra fino ai tempi moderni, ed è giusto che la nostra città lo ricordi attraverso l’intitolazione di una piazza”.

Ma c’è chi obietta che era comunque un personaggio controverso, vista la sua adesione alla Repubblica di Salò e la sua partecipazione alla rivista La difesa della razza. Lei cosa risponde?

“A loro non rispondo nulla, ciascuno è libero di esprimere la propria opinione e anche se non combacia con la mia, io la rispetto. Lo stesso principio dovrebbe valere al contrario, anche se non sempre è così. Detto questo, considerando che in Consiglio comunale c’è una maggioranza legittimata dal voto dei cittadini, questa ha il diritto di prendere le decisioni che ritiene opportune. Al termine dei cinque anni di mandato saranno di nuovo i cittadini a decidere chi dovrà amministrare la città. Si chiama democrazia”.

Di tutt’altro tenore il commento di Gianfranco Marcucci, coordinatore del comitato per il No a Piazza Almirante, secondo cui la decisione “ha leso nel profondo l’anima di questa città di mare, aperta e solidale. Dispiace molto
 – aggiunge Marcucci –  soprattutto perché il giovane sindaco, in questo primo anno di lavoro, è sembrato sempre molto attento a mantenere la città unita. Ma evidentemente il richiamo della foresta è stato troppo forte e alla fine ha deciso di venir meno al suo ruolo di rappresentante di tutti i cittadini di Ladispoli, per assurgere a quello più modesto – e mi si permetta caricaturale – di sindaco di una parte soltanto tirando fuori dal cilindro una patetica e anacronistica nostalgia per Salò”.

Gianfranco Marcucci, coordinatore del Comitato per il No a Piazza Almirante

Secondo  Marcucci, intitolando la piazza ad Almirante si rischia di mettere in pericolo la concordia collettiva, poiché Ladispoli è nata come città multiculturale: “Per tale motivo – conclude – si spera che prevalga il buon senso e che il sindaco possa tornare sui suoi passi e che, almeno su una questione che prescinde dal legittimo contrasto tra maggioranza e opposizione, si possa trovare insieme una soluzione rappresentativa per tutta la città”. 

Mi piacerebbe concludere questo articolo e il giro di interviste da cui è nato, con una considerazione personale: Piazza Almirante rappresenta un tema delicato, poiché la figura di Giorgio Almirante è riconducibile al fascismo e alla violenza del regime. Mi ha meravigliato la disinformazione di molti cittadini e vorrei che certe tematiche venissero trattate con attenzione, fornendo a tutti i mezzi per sviluppare un’opinione personale consapevole. Possibilmente concentrandosi sui giovani, che in questo momento sono i meno partecipi alla vita politica e che dovrebbero invece esserne parte integrante. In caso contrario, si potrebbe creare un conflitto interno fra i cittadini che si ridurrebbe a fascisti contro antifascisti, vista la mancanza di altri argomenti più approfonditi su cui dibattere. 

3 pensiero su “Ladispoli, Piazza Almirante: cosa ne pensano i cittadini”
  1. Sono nel comitato NO PIAZZA ALMIRANTE sia in rappresentanza di The Challenge, sia di Youth-Gioventù Dinamica, e proprio 5 minuti fa sono tornato dalla riunione dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), ho seguito tutta la vicenda dall’inizio, ho contribuito alla raccolta firme e dall’interno posso dire con fermezza una cosa: questa non è un’opposizione politica, è una questione morale.
    Al comitato appartengono numerevoli associazioni (non solo politiche) e la petizione è stata firmata già da un buon numero di persone, questo vuol dire che in contrapposizione all’arroganza di una maggioranza dichiaratamente fascista, c’è una grande volotà civile popolare la quale non accetta che nella propria cittadina si marchi il territorio di nero per una provocazione, un capriccio, un gesto politico iniziato dall’On. Giorgia Meloni che ordinato ai suoi scagnozzi di intitolare una via ad Almirante nelle città con giunta a destra.
    Il nostro NO è una presa di coscienza oltre che di posizione.
    Questa non è destra, è metodo fascista che ritorna a 80 anni dalle leggi raziali, alimentato dalla stessa ignoranza di allora.
    La mia costituzione vieta quello che siete voi e ne sono orgoglioso e guai ad andare contro i principi dei padri costituenti.
    “Il fascismo non può essere considerata una fede politica…il fascismo è l’antitesi di tutte le fedi politiche(…), perché opprime le fedi altrui”.
    -Sandro Pertini, Presidente della Repubblica Italiana-
    È facile fare i fascisti in una democrazia, provate a fare i democratici in un regime fascista…

  2. Complimenti per l’articolo ben scritto e sicuramente molto utile nel suo scopo informativo. Ammetto di non essere stata al corrente di quello stava accadendo fino ad adesso, come molte delle persone che conosco. Di certo un’intervista alquanto interessante!

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