Che cosa succederebbe se Ludovico Ariosto potesse vedere il mondo d’oggi? Proviamo a immaginare. Del resto il grande poeta e drammaturgo del Rinascimento italiano ha scritto l’Orlando Furioso, un poema in cui riflette sulla figura dell’uomo, mostrando come anche l’eroe più saggio possa impazzire per amore. Chissà cosa penserebbe della follia contemporanea? Forse in silenzio, potremmo sentire la sua voce…

“Mi chiamo Ludovico e ho raccontato la follia meglio di chiunque altro. Infatti, ancora oggi, mi ricordate e imparate da me. Solo che non mi aspettavo che di follia ne avrei vista così tanta tra i giovani, anche se gli adulti non sono da meno. Ai miei tempi si impazziva per un amore non corrisposto o un sogno di gloria che non si realizzava mai. Come dicevano al mio tempo, per la cosiddetta “Quête”. C’erano uomini pronti a sfidare chiunque per una promessa, o a perdere il senno per un rifiuto. Era sicuramente una follia diversa, più ingenua forse.

Oggi invece, la follia è più silenziosa. Si nasconde nei conti bancari, nei telefoni, nelle notti passate a guardare uno schermo. Ma è sempre lei: è la stessa follia che travolse Orlando quando perse la ragione per l’amore. Il vostro senno purtroppo non si può recuperare sulla Luna, come avevo scritto io.  E allora mi chiedo: come sopravvivere a queste nuove ossessioni? La follia si è trasformata ma non è scomparsa.

Il denaro, ad esempio, lo inseguite, lo contate, lo considerate come l’unica cosa che dia senso alla vostra vita. Io invece, fortunato come sono, non ho mai avuto bisogno di accumulare monete. Bastava scrivere e i signori mi garantivano vitto e alloggio. È anche vero che io li dovevo lodare nei miei scritti, ma non prendete sul serio ogni parola che ho speso per loro. Sapete mi hanno fatto soffrire molto quelli. Vi ricordate quando mi hanno mandato a fare il commissario nelle “terre furiose” di Garfagnana, a Castelnuovo, una città pericolosissima? E loro si sono divertiti a vedermi soffrire? Ah, quante seccature, per me che non sono “omo da governare altri omini”!

E poi c’è il gioco d’azzardo. Non fraintendetemi: anche noi giocavamo, ma era solo per divertimento. Oggi invece è una vera e propria ossessione. Ho visto che ci giocate anche a distanza, con il calcolatore che usate voi, come se il destino dipendesse da un click o da un lancio di dadi. E adesso parliamo dell’amore. Oh che bello era l’amore; anch’io ho provato questa bellissima sensazione con la bella Alessandra Benucci. Lei ha travolto la mia vita, la mia anima, il mio cuore e perfino le mie opere. Ammetto che ero sposato ma Alessandra è la mia anima gemella e quando l’ho incontrata la mia vita è cambiata.

Oggi pure l’amore è digitale, fatto di messaggi che svaniscono, di placet (voi li chiamate alla guisa d’Albione, like, vero?) che valgono più di uno sguardo vero e storie sulle reti sociali. E voi questo lo chiamate amore? Io lo vedo così leggero, destinato a scomparire, come una luce che con il tempo si spegne.

E parliamo di apparenza, adesso: noi usavamo le armature, che ci nascondevano i volti. Non si usano più, ma le maschere sono rimaste. Sono diventate molte e dominano i siti sociali, con filtri che danno l’inganno di stili di vita perfetti (io li considero folli). Voi vivete a ritmi matti perché volete seguire queste mete false. Ma sappiamo tutti che tutti recitano dietro a uno schermo. Anche voi avete quasi completamente perso la ragione. Se davvero le ampolle col senno si trovassero sulla Luna a quest’ora essa non sarebbe abbastanza grande per contenerli tutti.

Forse il mondo non cambierà mai, ma miei cari, imparate a ridere della follia. Tanto ci sarà sempre e vi travolgerà comunque. I cavalieri impazzivano per amore e onore ma almeno avevano qualcosa da difendere. Voi invece avete solo uno schermo, vi gettate in battaglie invisibili contro placet-like non ricambiati e storie non ripostate. Ridete amici miei della “follia digitale”, perché anche se leggera è pur sempre follia.

E chissà, forse un giorno vi travolgerà completamente. Speriamo solo che non diventiate pazzi quanto Orlando, che ne fu completamente consumato. Meno male che c’era Astolfo, con l’Ippogrifo valente e veloce.  Speriamo di incontrarci di nuovo. Mi direte se le cose cambieranno ancora e se ci sarà rimasto qualcosa uguale a quello che c’era cinquecento anni fa”. 

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