Mangasia: Wonderlands of Asian Comics è stata una mostra, tenutasi dal 7-10-2017 al 21-01-2018 al Palazzo delle Esposizioni a Roma, che ha ripercorso l’evoluzione dell’arte del fumetto in tutta l’Asia.
Firmata dal Barbican Centre di Londra e curata da Paul Gravett, giornalista inglese che da oltre 35 anni lavora nel mondo del fumetto, e da un team di altri venti e più esperti, si tratta della prima mostra al mondo sulla storia del fumetto asiatico. Infatti «Mangasia è per metà Manga, fumetti dal Giappone e, per l’altra metà, fumetti di altre parti dell’Asia» (Paul Gravett), dal “manhua” o “lianhuanhua” cinese al “manhwa” coreano, al “cergam” indonesiano e ancora a fumetti provenienti dalle realtà più disparate dell’Asia. Non si parla tuttavia della semplice esposizione delle tavole e degli schizzi degli autori più famosi, ma di una raccolta di 281 originali, di rado mostrati nel e al di fuori del paese d’origine, e 200 volumi, che vanno a ricostruire, dalle sue origini, la cultura del fumetto. La mostra, articolata in sei percorsi tematici, presta poi particolare attenzione al processo creativo che porta alla realizzazione di ogni singolo tomo.
Il primo percorso, “Mappare Mangasia” tenta di analizzare le radici storiche, politiche e religiose che hanno portato al fumetto e ne presenta stili e generi. Il secondo, “Favole e folclore”, esamina il rapporto dei fumetti con le leggende e i miti popolari dei diversi paesi, che si prestano sempre a nuove interpretazioni. In tal modo si può approfondire il mondo degli “yokai” giapponesi, strane creature imprevedibili che vivono tra noi, senza tuttavia mescolarsi direttamente con gli umani, o ripercorrere l’evoluzione delle storie riguardanti il Re scimmia, immortalato nelle ultime trasposizioni dal celeberrimo Dragon Ball.
“Ricreare e rivisitare il passato”, terzo percorso tematico, presenta volumi che raccontano eventi storici del passato e del presente, che tuttavia non sempre possono essere condensati in un unico fumetto; per questo motivo vennero e sono più utilizzate le graphic novel, forma espressiva che permette l’articolazione di una storia più lunga. La rappresentazione grafica di alcuni episodi storici è molto impegnativa e spesso si può rivelare pericolosa, in quanto non sempre condivisa dalle autorità.
Un esempio offertoci da Mangasia è quello dell’artista sudcoreano Park Kun-woong, che dovette lavorare in segreto per raccontare gli effetti della guerra di Corea e dovette nascondere a lungo il proprio lavoro.
In questa sezione della mostra possiamo dunque trovare fumetti che raccontano l’intera storia di una nazione o eventi epocali, quali, purtroppo, le numerose guerre, ma anche fumetti che vennero utilizzati come strumento di propaganda a cui si affiancano tuttavia e fortunatamente volumi che criticano l’operato dei vari governi, specie quelli dittatoriali. Molti fumettisti contemporanei utilizzano poi la loro arte per denunciare la mancanza di diritti nel proprio paese, altro tema toccato in questa parte della mostra, specialmente attraverso la forma del fumetto-documentario.
Il quarto percorso, “Storie e narratori”, si incentra invece sulla realtà degli autori dei fumetti. I più fortunati, per lo meno in Giappone, sono i mangaka, che detengono interamente o in parte i diritti sulle loro creazioni e possono guadagnare anche dal merchandising e dagli spin-off, tuttavia non tutti i fumettisti in Asia sono retribuiti adeguatamente. Inoltre questi ultimi, specie se tra i più venduti, sono spesso sottoposti a pressione costante, come ci dimostra Wing Shing nel suo fumetto Two Poles, in cui appare un suo alter ego stressato per il troppo lavoro. La libertà creativa è poi spesso frenata e la si può pretendere solo in casi eccezionali.
“Censura e sensibilità” tocca invece i fumetti dai contenuti più controversi, che possono spaziare dalla politica alla sessualità; fumetti che in paesi come il Giappone non hanno destato nessuno scandalo, mentre in Italia hanno scosso gran parte dell’opinione pubblica. Infine il percorso “Manga multimediali” è dedicato a tutti quei lavori che hanno poi influenzato il cinema e l’arte o dato vita agli anime (traslitterazione dell’inglese “animation”).
Mangasia ha inoltre offerto una rassegna cinematografica a ingresso gratuito con in programma alcuni tra i migliori anime d’artista, dal mondo creato da Katshuiro Otomo, regista di Akira, a quello di Mamoru Oshii (Ghost in the Shell), a quello onirico di un Hayao Miyazaki a quello ancora di un Makoto Shinkai, solo per citarne alcuni.
Si è trattato quindi di una mostra altamente innovativa, che ha portato in Italia il sempre più emergente mondo del manga, che ne ha tracciato la storia e ne ha individuato anche i precursori. Alla mostra erano infatti presenti anche alcune tavole del celebre Hokusai, maggiore indiscusso artista del ukiyo-e (lett. immagini del mondo fluttuante), considerato, in Giappone, padre del manga. Infatti una raccolta in quindici volumi delle sue opere è proprio intitolata “Hokusai Manga”: sono per lo più degli “schizzi”, che rappresentano le scene più svariate della vita quotidiana e non solo.
A questo celebre precursore del manga come oggi lo conosciamo è stata dedicata, dal 12 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018, la mostra al Museo dell’Ara Pacis “Hokusai: sulle orme del Maestro”.
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