Dal 1992 il 10 ottobre non è più un semplice giorno come tutti gli altri, ma segna la Giornata mondiale della Salute Mentale, promossa dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Oggi c’è una maggiore sensibilità sull’argomento, ma continuare a parlarne è importante, perché se possiamo dare il massimo di noi in qualsiasi cosa, nello studio, nello sport, nelle relazioni interpersonali, il motore principale è proprio la mente. Ma se non stiamo bene con noi stessi, se non troviamo il nostro equilibrio, è tutto molto più difficile. Un adolescente su sette soffre di disturbi mentali. La Giornata mondiale della Salute Mentale promuove l’accesso alle cure, che danno gli strumenti per gestire tali problemi. E le cure non danno subito una soluzione, ma insegnano un metodo per arrivarci da soli, affinché ognuno identifichi il metodo da adottare nei momenti di crisi.
Un ruolo fondamentale in questo percorso è quello dello psicologo, uno specialista che guida attraverso percorsi studiati per sviluppare abilità emotive e relazionali. Non tutti però hanno la possibilità di essere seguiti da un professionista, ma possono contare su altre vie: oltre agli sportelli psicologici della scuola o degli ospedali, ci sono anche altri strumenti utili per preservare la salute mentale. Quello che mi sta più a cuore è la Forest therapy, la terapia nella foresta, ossia un immersione nella natura che attraverso i cinque sensi ci permette di connetterci con la natura.
Si utilizza anche la respirazione profonda, un altro strumento che dona calma ed è utilizzato come strategia, addirittura negli attacchi di panico. Ci si muove con calma, ascoltando ogni suono e prestando attenzione a ciò che ci circonda, fino a provare gratitudine per ciò che Madre Natura ci regala. Passeggiare nella natura e soprattutto nei boschi, riduce gli stati d’ansia e migliora l’umore generale, abbassando i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e la pressione sanguigna. La Forest therapy viene spesso affiancata a cure standard per malattie specifiche.
Non è molto diffusa in Italia, al contrario di molti paesi esteri, è proprio per questo che ritengo necessario parlarne. Ho avuto la fortuna di provare questa esperienza, il 6 settembre 2026, con gli psicologi Barbara Loffari e Giorgio Conti. Ci siamo immersi nella faggeta di Allumiere, utilizzando i cinque sensi, uno per volta, isolando gli altri. Abbiamo ad esempio utilizzato l’udito, chiudendo gli occhi, in silenzio, mettendoci ognuno in un punto diverso del bosco per ascoltare i suoni della natura, riconoscendone diversi e connettendoci con essa. C’è stata un’attività che mi è rimasta impressa più di tutte, consisteva nel camminare prima in modo lento, poi in modo veloce e poi normalmente. Ogni volta che ci riunivamo dopo le camminate dovevamo parlare di come ci eravamo sentiti e che emozioni ci aveva trasmesso quell’azione. Abbiamo parlato dell’ansia che ad alcuni trasmetteva la camminata veloce, della rabbia anche, dell’impazienza nella camminata lenta. Insomma, ognuno raccontava la propria esperienza e parlandone ad alta voce, ognuno, capiva qualcosa in più di sé.

Forse il vero segreto è rallentare, ascoltarsi e capire come funzioniamo. Questi sono solo pochi esempi delle attività che abbiamo fatto in quella giornata. Lì ho imparato ad ascoltare me stessa, le mie esigenze, ciò che mi fa stare bene o male. Sono andata via con tante consapevolezze che prima non avevo e con un bel ricordo della giornata che avevo trascorso. Consiglio vivamente di provare quest’esperienza, perché la vera bellezza è proprio che ognuno la vive in modo diverso. Ciò che sogno con tutto il mio cuore è di poter entrare nel mondo della psicologia per aiutare gli altri a trovare il proprio benessere e di farne in futuro il mio lavoro.
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Foto di copertina: di Peggychoucair da Pixabay

