Avete mai visto quelle foto in cui c’è una persona immersa in un panorama tropicale che lavora al PC davanti ad un mare cristallino? Ebbene, si tratta di un nomade digitale. Ma chi sono i nomadi digitali? Sono persone che lavorano viaggiando. Grazie al loro lavoro da remoto, o smart working, sono in grado di girare il mondo lavorando online. In questo modo non ci sono più vincoli legati agli orari e al recarsi in ufficio, poiché il luogo di lavoro diventa letteralmente qualsiasi posto nel mondo. Inoltre, avendo un lavoro online già avviato, non devono ricominciare da capo la carriera lavorativa in presenza ogni volta che cambiano Paese di soggiorno.

Le uniche due condizioni fondamentali per poter lavorare come nomade digitale sono: una connessione internet potente e stabile e un PC (o qualsiasi strumento elettronico che permetta di svolgere la propria mansione). Dato che in molti Paesi non è facile e soprattutto economico avere una connessione wi-fi forte, con gli anni sono nati i coworking, spazi di lavoro comuni attrezzati con scrivanie e altri comfort che, in cambio di una cifra di abbonamento, garantiscono un luogo tranquillo dove poter lavorare e soprattutto una buona connessione internet. I coworking sono fondamentali anche per la socializzazione: spesso i nomadi digitali non hanno colleghi di lavoro e perciò tendono a isolarsi. I coworking sono molto utili poiché si possono fare nuove conoscenze grazie agli eventi organizzati periodicamente dalla struttura e inoltre si può costruire una rete di possibili clienti e contatti sul piano lavorativo.

Ph: https://richardmorla.com/dojo-coworking-en-bali/
La decisione di diventare nomade digitale nasce spesso da una sensazione di insoddisfazione per la propria vita, perché non ci si sente felici intrappolati nella routine quotidiana e soprattutto ci si sente stretti nel pregiudizio della società secondo cui, per essere persone realizzate, si debba per forza seguire il percorso “scuola-università-lavoro-matrimonio-famiglia-pensione”. I nomadi digitali si ribellano e intraprendono un percorso sicuramente più incerto, ma anche più appagante. Un requisito fondamentale per iniziare questa carriera alternativa è infatti anche quello di uscire dalla propria comfort zone per fare esperienze che altrimenti non ci si sognerebbe neanche lontanamente di fare.
Fino a qualche anno fa, i nomadi digitali erano principalmente freelance, cioè liberi professionisti, quindi lavoratori autonomi senza datore di lavoro. Dopo gli anni del Covid invece, la situazione è cambiata, dato che molte aziende con sedi fisse hanno sperimentato che se i propri dipendenti lavorano da remoto sono anche più produttivi. Perciò molti datori di lavoro hanno acconsentito a trasferire in smart working molte mansioni che prima erano svolte in presenza.

Non è necessario essere ricchi per essere nomadi digitali: chiunque può diventarlo. Infatti spesso i nomadi digitali scelgono di vivere in Paesi dove il costo della vita è più basso che in Italia, come per esempio in Sud-est asiatico o nei Paesi dell’Est Europa. In questo modo è possibile mantenere un buon tenore di vita con uno stipendio “occidentale”.
A questo punto viene spontaneo chiedersi quali siano i lavori da fare per poter diventare nomadi digitali. Ecco una lista dei più frequenti:
- Copywriter: si occupa di creare contenuti testuali per il web;
- Programmatore: crea i siti web;
- Digital marketer: si occupa della promozione e della vendita di beni o servizi;
- Traduttore online;
- Graphic designer: realizza la grafica per siti web;
Quella del nomade digitale è una strada difficile che richiede molta costanza, determinazione e sacrifici, che però verranno ampiamente ripagati dalla possibilità di poter lavorare e guadagnare mentre si gira per il mondo alla scoperta di nuovi luoghi e culture.
