“Qui a scuola si sta bene, si gioca e canta, si può studiare. Ma al lavoro se eravamo in ritardo ci picchiavano. Ci rimproveravano sempre: “Non alzare gli occhi, arrotolate bene le sigarette, sbrigatevi!” Si lavorava dalle 8 di mattina alle 9 di sera, un’ora per mangiare. Avevo male alle gambe, alle mani, al collo, alla schiena. I padroni preferiscono i bambini per le mani piccole, ma sopratutto perché ci pagano meno della metà dei grandi. Tutti i nostri genitori erano indebitati con i padroni, gli interessi si accumulavano e noi dovevamo continuare a lavorare. Se non ci avessero aiutati, non ne saremmo usciti mai.
Sona, 12 anni, ex sigaraia in India (Fonte UNICEF)
Lo sfruttamento minorile è purtroppo una tematica molto diffusa ancora oggi, specialmente nella regione dell’Africa Subsahariana: più di un terzo di bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni è sfruttato nelle forme più pericolose di lavoro. Ogni giorno in Africa, migliaia di bambini subiscono sfruttamento, violenze e abusi. Uno dei fenomeni più diffusi al mondo, specialmente nel continente africano, è quello dei “Child Soldiers”, ovvero “Bambini Soldato”. È un fenomeno diffuso in ben 23 paesi tra cui Afghanistan, Repubblica Centro Africana, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan, Nigeria. Si stimano all’incirca 300mila ragazzi tra i 9 e 18 anni arruolati come soldati, dei quale il 40% è costituito da ragazze. Vengono arruolati i bambini poiché costano di meno e perché non capiscono i veri pericoli della guerra.

Nonostante il mondo sia pieno di persone crudeli che approfittano di bambini innocenti per il proprio tornaconto, ci sono anche persone che si prendono cura di questi ragazzi. Un esempio è la casa “Mapendo” che in lingua swahili significa “Amore” che raccoglie i ragazzi abbandonati per le strade del Nord Kivu, uno dei luoghi più pericolosi della Repubblica Democratica del Congo. Di questo luogo d’accoglienza ne fa parte Suor Giuditta, arrivata poco dopo la nascita della casa Mapendo, fondata dal comboniano padre Eliseo Tacchella nel 2016. Suor Giuditta ha un viso solare e amichevole, un anima buona in un’opera umanitaria per dare speranza ai bambini o ai ragazzi meno fortunati.

Le storie dei bambini sfruttati nelle miniere, o che scavano la terra alla ricerca di coltan, un minerale essenziale per la costruzione di componenti elettronici, fanno tornare alla memoria le pagine che Giovanni Verga dedica a Rosso Malpelo, il ragazzo sfruttato nella stessa cava di rena rossa dove per un incidente sul lavoro era morto suo padre, Mastro Misciu. Il ragazzo era considerato cattivo, e quindi senza valore, per via dei suoi capelli rossi. Con Rosso Malpelo Giovanni Verga aveva aperto una finestra sul mondo allora inesplorato dello sfruttamento minorile, dal quale è uscire è difficile, sebbene non impossibile.
Altre opere letterarie sullo stesso tema sono quelle di Charles Dickens. Un esempio è Oliver Twist, al cui centro ci sono le tristi vicende dello sfruttamento nelle fabbriche e nelle workhouses nel periodo della rivoluzione industriale. Anche Dickens conobbe bene questa realtà, poiché lui stesso, da bambino, fu costretto a lavorare in una fabbrica.

L’abolizione dello sfruttamento minorile e dell’arruolamento dei bambini soldato sono tra gli obiettivi dell’Agenda 2030. Sicuramente sarebbe una svolta significativa per chi soffre, anche se il trauma sarebbe talmente grande da non poter essere risolto in nessun modo. È inaccettabile negare l’infanzia a un bambino riducendolo in schiavitù. Il compito dei bambini è andare a scuola, giocare, godersi la propria infanzia. Certamente non devono preoccuparsi di portare i soldi a casa di dover lavorare per guadagnare solo un pezzo di pane.
