Quello che si è appena concluso è l’anno scolastico in cui Ghassan Khalifa, il nostro pappagallino Ghassan, è volato via. Pubblichiamo di seguito i pensieri di docenti e amici e, in conclusione, anche il ricordo della Preside, prof.ssa Fabia Baldi.

Ghassan è stato un amico, un compagno di classe e un maestro di vita. Indirettamente, ci ha insegnato ad essere forti, ad affrontare la vita con gioia, ad apprezzare ogni momento della giornata e a guardare il mondo con occhi sorridenti. Vorrei, per questo, dedicargli una delle frasi, a parer mio, più belle e che mi ha accompagnato in un periodo passato della mia vita: “Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta”. Il suo ricordo sarà sempre in me, in ognuno di noi e in ogni persona che ha avuto la fortuna di scambiarci due parole. Ghassan era sempre col sorriso, ma un sorriso contagioso, raro, che poco facilmente si trova in giro.

Ora, però, voglio raccontare un momento che, molto spesso, io e i miei compagni di classe ricordiamo.

Un giorno Ghassan entrò in classe, erano i primi mesi del IV ginnasio e quel giorno, insieme a lui, si sentivano nell’aria la sua allegria e la sua voglia, solita, di scherzare. Poco dopo entrò la professoressa D’amico, la quale allora era la nostra insegnante di greco, e alla vista della professoressa Ghassan esclamò: “Tutti i giorni greco!” E tutti si misero a ridere. Non è un grande aneddoto, ma a noi, quel giorno, fece così tanto ridere che lo mettemmo come descrizione del gruppo di classe e, tuttora, abbiamo come ricordo comune quel giorno.

Ai miei compagni voglio dare un consiglio: Ghassan era portatore sano di gioia e felicità, continuiamo a ridere e scherzare come solo lui ci ha insegnato.

“Forza! Non piangeresti se mi ami”

C’era un ragazzo che amava andare a scuola, imparare, e domandarsi il perché delle cose che gli accadevano intorno. Amava parlarmi del suo paese, del quale aveva tanta nostalgia; dei suoi profumi speziati e dei suoi colori potenti. Mi raccontava di quanto amasse correre dietro il suo pallone, libero, nella sua terra, la Libia. Quando la malattia arrivò fu costretto ad allontanarsene e a recarsi in un paese straniero, che all’inizio rifiutava, l’Italia. Quel corpo gli impediva di correre, saltare ed essere libero. Poi un giorno mi disse: tu per me sei il sole! È entrato nel mio cuore e ci resterà per sempre. Ora quel ragazzo, con occhi neri e profondi, è di nuovo libero, corre dietro il suo pallone, tra i profumi speziati della sua terra. Si chiamava Ghassan ed era mio amico. 

Professoressa Chiara La Cava

“Quando dicono che tutte le persone prima o poi ci lasciano, io non ci credo. Nessuno se ne va mai veramente, basta solo sapere dove cercarlo.” V. D.

” La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me . Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita, sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”

Si può essere consapevoli, ma non si è mai realmente pronti a perdere una persona come te. Ti ricorderò così: pieno di vita, di forza e di felicità.

“Mentre guardo lassù sta passando Novembre, e tu hai vent’anni per sempre ora che puoi prendere per la coda una cometa, e girando per l’universo te ne vai. Puoi raggiungere forse adesso la tua meta, quel mondo diverso che non trovavi mai. Solo che non doveva andar così, solo che tutti ora siamo un po’ più soli qui”. (“Sta passando Novembre”, Eros Ramazzotti).

Rimarrà qualche senso di colpa di troppo…ma che importa ormai? Addio piccolo miracolo, che il cielo non ha voluto lasciare sulla Terra perché troppo invidioso della tua bellezza. Una certezza c’è: ci sarai sempre, mi guarderai e mi guiderai da lassù.

“È solo con il cuore che si può vedere veramente, l’essenziale è invisibile agli occhi” Da Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupery.

Liceo Pertini, una mattina di inizio anno scolastico 2016-17, sono nel corridoio, cambio dell’ora, Rita mi chiama: “Prof. c’è un signore straniero che non riusciamo a capire, venga un po’ a sentire?”, vado.

In un inglese stentato, intercalato da mille “I’m sorry”, un uomo di mezz’età dalla carnagione olivastra, mi chiede come fare per iscrivere il figlio al nostro Liceo, mi indica poco distante Ghassan, che aspetta con il fratello. Chiamo Silvia che accoglie i nuovi arrivati con il calore che la situazione necessita.

Passano i giorni e i mesi, ogni tanto incontro quel signore (che poi saprò provenire dalla Libia, ed essere qui con parte della famiglia per curare il figlio malato), “thank you dear Teacher! Thank you!”, solo per aver dato a lui il benvenuto! Tanta riconoscenza mi sembra quasi eccessiva! capirò in seguito di aver fatto la conoscenza di persone speciali, che sono entrate nel nostro Liceo in punta di piedi, e silenziosamente si sono congedati.

Giugno 2018: Ghassan è da un anno in 2E, la classe dove insegno lingua e letteratura inglese. Lui cammina su due ruote e Natalia (il suo meraviglioso angelo custode) aiuta le sue mani a scrivere e a disegnare, l’ironia lo aiuta nella comunicazione con i docenti e con i compagni, sorride sempre ed è tanto buono; ora ha un grande cappello da chef e interpreta in inglese Gordon, un cuoco pazzerello, è felice e i compagni lo aiutano. Nel frattempo lui apostrofa con nomignoli strani i compagni e tutto il personale scolastico….. e nessuno si arrabbia con lui!!!

Sappiamo che Ghassan può peggiorare ma lui è un così bravo mistificatore da farci dimenticare della sua condizione, così passano mesi…anni, lui si integra bene nella classe e si lega ai compagni che gli vogliono bene. Gli insegnanti tutti lo adorano! Anche la Preside, seppur molto impegnata, si ferma sempre con Ghassan per un saluto affettuoso; lui, Ghassan, continua a dare lezioni di vita e di resilienza a tutti noi, e l’incontro con lui ci fa persone migliori.

Poi arriva il Virus che cambia le nostre vite, e la Didattica a Distanza. Ghassan si collega sempre con l’aiuto dell’immancabile fratello e della sua insegnante preferita Natalia, lui partecipa e non sta mai zitto…. Il Pappagallo, così lo chiamano ormai tutti! L’anno scolastico passa… L’ultima volta che lo vedo è a scuola ma non sorride, chiede di chiamare il fratello, non riesce a respirare.

24 Ottobre 2020, sabato mattina: squilla il telefono, è Natalia! Prima di rispondere so.

Te ne sei andato in punta di piedi, piccolo angelo, e ci hai lasciato tristi! Ci hai insegnato che la vita è bella e va vissuta con il sorriso e con il cuore, “è con il cuore che si può vedere veramente, l’essenziale è invisibile agli occhi!”. Ciao Pappagallino bello.

La tua “Dangerosissima”!

Con i compagni di scuola,

Era un po’ che non vedevo Ghassan, se lo avessi incontrato probabilmente mi avrebbe salutato carino e simpatico come al solito. Invece ora il primo pensiero è per l’interruzione del suo progetto di vita.

Silvana Di Bartolomeo

Vorrei ricordare Ghassan che ho conosciuto il primo anno delle superiori per quella sua simpatica vis polemica tipicamente adolescenziale. Un ragazzo vivace e molto ben integrato nella sua classe che gli dimostrava un grande affetto. Mi piace ricordarlo così, adolescente un po’ ribelle come è giusto che fosse, circondato da tanta affettuosa ‘complicità ‘.

Elisabetta Scolamacchia

Ciao Ghassan. Ricordo ancora quando sei arrivato al Pertini; inizialmente sei stato solo un nome nell’elenco degli alunni della I E di allora (hai iniziato a frequentare da Ottobre) un nome che suscitava in noi docenti e negli studenti curiosità e, forse, un po’ di preoccupazione, considerate le tue assenze proprio all’ inizio dell’anno scolastico, poi hai incominciato a frequentare, a rispondere all’appello e a far sentire la tua presenza, tanto che spesso era necessario esortarti al silenzio. Eri molto diffidente, ti infastidivano i contatti ravvicinati, soprattutto se si trattava delle ragazze compagne di classe, solo Nello, diventato presto un tuo amico caro, poteva starti vicino, poi, piano piano, grazie a tutti i tuoi compagni e grazie alla tua voglia di comunicare e di vivere ti sei sentito a casa, sereno, perfino con e tra le compagne di classe, prima tenute a distanza, e sei diventato uno di noi. Ciao Ghassan, uno di noi. Francesca D’Amico

“Il dolce suono dei tuoi grandi occhi neri si confonde in un mare di parole. Sorridi sempre! Per me, per noi”

Francesca Balestrieri

Ho imparato a conoscerti attraverso il racconto dei tuoi amici. Hai lasciato un ricordo profondo nel cuore di tutti, dono che hanno solo le persone speciali.

Sonia Gargiulo

Con il tuo sorriso e la tua allegria hai sempre illuminato le nostre giornate. Nonostante il male che ti stava logorando e di cui eravamo tutti a conoscenza, non avrei mai pensato di non averti al nostro fianco alla fine di questo percorso. Sarà difficile vedere il tuo banco sempre vuoto, dire a tutti che ora siamo solamente quindici in classe…Ci mancherai molto. Ciao grande, ciao forte!

Ho conosciuto Ghassan nell’androne della scuola, dove lo vedevo muoversi ed interagire con gli altri con il sorriso, la vivacità e lo sguardo vivo e profondo degli adolescenti, che eclissavano le sue condizioni di salute e trasmettevano forza ed ottimismo. Quando ci siamo rivisti quest’anno però era diverso, tanto dimagrito, il sorriso scomparso, perché la crudele e capricciosa natura, che si diverte a spargere in modo del tutto incomprensibile doni e dispetti, stava iniziando a chiedere a questa creatura il conto di quanto di bello aveva potuto vivere fino ad allora, a riprendersi quella vitalità e quella gioia che aveva ragalato a chi lo circondava. “Muor giovane colui che al cielo è caro”: mi viene sempre in mente quando un fiore viene reciso troppo presto, prima di potersi aprire, disvelando tutta la sua bellezza, ed effondere il suo profumo. Spero che veramente ci siano degli dèi che lo accoglieranno, in un cielo in cui Ghassan possa finalmente correre libero, felice, e godere di tutto ciò che qui gli era negato. Mi chiedo quale consolazione potranno trovare i suoi familiari per una perdita così grande, per una vita così preziosa e così fragile a cui hanno dedicato tanto amore e tante cure. Anche se non sono stata una sua insegnante terrò sempre Ghassan nel mio cuore e mi sento onorata di far parte della sua scuola.

Marina Saladini

Al mio amico Ghassan “Fiore di gioventù”, questo significa il tuo nome, “sorgente di vita”. Quando ti chiamavo così, “Fiore“, i tuoi occhi grandi e belli si illuminavano profondamente.

Lo stesso sguardo lo avevi quando Silvia ti accoglieva esclamando: “Ma ciaooo, mio Principe del Deserto”, facendoti un maestoso inchino. Ti faceva sentire importante e ne eri felice.

Ad altri, invece, ti mostravi spesso come Il ragazzo duro e forte, il “mafioso”, “Il terrorista” o Il “pappagallo”, sempre pronto ad attirare l’attenzione su di tè. Era così bello sentire i tuoi “ciao mafiosi” quando ti congedavi, carichi di ironia.

In tanti avevano un nomignolo per te, eri molto caro a tutti. Ma anche tu ne avevi per noi: Ciruzzo, fishissimo, l’egiziano, dangerosissima, Sicilia, mafiosa, vecchia…e tanti altri, anche uno per me, “Mattalia”. L’idea l’avevi avuta il giorno in cui cui avevo realizzato per te e Federico un grande cappello da chef, per la rappresentazione di Inglese con la classe, e ti prendevo le misure della testa proprio come un sarto. Che risate quel giorno, eri molto incuriosito… un cappello, ahh che stramba idea!! Allora mi avevi detto che ero un po’ pazzerella, è così hai iniziato a chiamarmi “Mattalia” proprio come il cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Eri divertito e io contenta di vederti sorridere.

A proposito di “matti”, affiora anche il ricordo di un giorno di settembre, in secondo liceo, allorché alla vista della penna, di cui avevi timore, mi hai detto, con un po’ di preoccupazione: “proff ma secondo te sono matto?” E io risposi “sai Ghassan, ora ti svelerò un segreto: tutti i migliori sono matti”. È il sorriso è tornato subito sul tuo viso.

Eri un ragazzo molto coraggioso e generoso. Ci hai lasciato troppo presto, non eravamo veramente preparati. Io voglio ricordarti così, divertito, curioso e pieno di vita. Ho infiniti ricordi di te, sono il dono più grande che potevi farmi “fiore di gioventù”. Sono fiera di essere stata la tua insegnante in questi anni. Mi mancherai tanto. Arrivederci mio piccolo amico, “buon viaggio a vederci”.

Natalia

Con Natalia

“Caro Ghassan, di te ricorderò la tua faccia perennemente imbronciata, ma che bastava poco per far riaffiorare un sorrisone che illuminava tutto intorno… vola più in alto che puoi!

Con immenso affetto la prof.ssa Marianna Fichele “

A GHASSAN KHALIFA

CIAO FIORE DEL DESERTO

Sapevamo che saresti partito,

abbiamo fatto di tutto

per trattenerti con noi.

Noi che dai tuoi grandi occhi

pendevamo come foglie in autunno,

con la certezza della durezza

di un tempo inesorabile.

Ora, orfani del tuo sorriso,

che sbocciava sul tuo viso,

dolce Fiore del Deserto, cammineremo più al buio.

Solo le nuvole e gli uccelli

ora ti sono fratelli!

Libero dall’imbarazzo della carne,

voli spensierato nella verde valle

che i tuoi piedi hanno poco saggiato.

Piccolo Fiore del Deserto,

nel deserto della vita hai sparso seme d’innocenza,

donando tanta conoscenza.

Ghassan è stato alunno del liceo Pertini. Un terribile male che non lascia scampo è sempre stato la pietra d’inciampo, la nota dolente di un’attesa sottaciuta e temuta. Il 24 ottobre di questo terribile anno, il nostro angelo più bello è volato tra le nuvole a ridere delle nostre paure. Lui che portava allegria con le sue salaci battute e i suoi grandi occhi magnetici.

Un doveroso omaggio poetico a questo Fiore del Deserto (traduzione del nome Ghassan), così raro e così bello, che ho avuto l’onore di conoscere.

Silvia la mafiosa della segreteria didattica

Un piccolo ma grande guerriero che ci ha insegnato che la vita può essere affrontata col sorriso anche quando non sembrano esserci motivi per farlo.

Aldo Marino

Non voglio piangere la tua morte, caro compagno. In questi momenti così difficili, preferisco pensare a tutti i bei momenti che abbiamo passato insieme, perché voglio mantenere viva nella mia mente l’immagine di te sempre sorridente e pieno di vita.

Ciao, mafioso.

Di te mi resta un disegno, un omaggio allegro alla tua maniera…un grande cervo con sotto scritto il mio nome. Di te… il pensiero che tu sia ancora li’, fra quei banchi, con le tue amate insegnanti e i tuoi compagni che sapevano ricambiare la tua ironia con l’affetto disinteressato e la certezza che fossi sempre tu a insegnare qualcosa a tutti noi. Io ti immagino ancora li’, dove hai amato essere, dove io stessa ho amato essere la tua insegnante, che a volte non tratteneva il sorriso per il tuo spirito fiero ed entusiasta e ora resta imprigionata nel silenzio che il tuo viaggio lascia come doloroso strascico in ognuno di noi. Ti ho voluto davvero bene, Ghassan.

Elena Di Bonaventura

Una volta qualcuno mi ha detto “è difficile dimenticare chi ti ha dato così tanto da ricordare”. Quanta verità in così poche parole! Come potremmo mai dimenticarci di te che, con una smorfia o uno scherzo, riuscivi sempre a strapparci un sorriso? Tu, allo stesso tempo forza e fragilità.

Tu, che ci hai insegnato il valore della vita.

Tu, che hai lasciato un segno indelebile in tutti noi.

Tu, che con la tua sincera e genuina allegria entravi in classe ed urlavi “ciao mafiosi”, il tuo unico e caloroso modo di darci il buongiorno.

Non si è mai pronti a perdere un amico e tu, ancora una volta, ci hai voluti mettere alla prova.

So che questo non è un addio, perché tu vivrai sempre nei nostri cuori.

Grazie Ghassan.

“…e quella forza di scherzare, di sorridere, nonostante te, nonostante tutto…” C. B.

Vola libero caro Ghassan, adesso puoi correre nei pascoli del cielo. Abbiamo imparato ad amarti in questi anni e con le tue fragilità ci hai reso più forti perché immensa è l’eredità d’amore che ci hai lasciato.

Il Dirigente Scolastico, Prof.ssa Fabia Baldi

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