L’Isola del tesoro, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, Il ragazzo rapito (Kidnapped), The Master of Ballantrae. Sono solo alcune delle numerose opere di Robert Louis Stevenson, autore scozzese celebre in tutto il mondo per le sue storie di vari generi: saggi, romanzi, poesie, opere teatrali, racconti horror e d’avventura. Ma l’avventura più importante è stata sicuramente la sua vita, in parte documentata da lui stesso nei molteplici libri sui suoi viaggi, come Viaggio nell’entroterra in canoa tra Belgio e Francia, Emigrante per diletto, Gli accampati di Silverado, In viaggio con un asino nelle Cévennes e molti altri.

Stevenson nasce a Edimburgo il 13 Novembre 1850, e sin dalla tenera età ha vari problemi di salute, a cui non si è mai riusciti a dare un nome preciso. Per questa ragione è costretto a spostarsi frequentemente da città in città, in cerca di un clima migliore.
In uno di questi viaggi, in Francia, Stevenson si innamora di Fanny Osbourne (nata Van De Grift), un’artista e scrittrice americana, separata con due figli, Isobel e Lloyd Osbourne; proprio per quest’ultimo Robert Louis scrive L’Isola del tesoro, celeberrimo racconto d’avventura che ha ispirato sia grandi che piccini con le avvincenti imprese del giovane Jim Hawkins contro i pirati.

Quando Fanny torna in California Stevenson è convinto a seguirla, contro il parere di genitori e amici. A causa della sua perenne salute cagionevole, il viaggio lo lascia però in fin di vita e senza soldi, ma riesce comunque a raggiungere Fanny, che lo cura fino alla guarigione.
Si sposeranno nel 1880, quando lui aveva 29 anni e lei 40.
Insieme ai figli viaggiarono per il Pacifico, soggiornando anche a Honolulu (Hawaii), fino al loro ultimo approdo: Vailima, nelle isole della Samoa, dove Stevenson visse dal 1889 fino alla sua morte improvvisa, il 3 dicembre 1894, a 44 anni, probabilmente per un’emorragia celebrale.
Era diventato un’istituzione anche a Samoa: gli indigeni lo chiamavano Tusitala, “narratore di storie”. Lo seppellirono su un monte di fronte al mare e sulla sua lapide incisero il Requiem composto da Stevenson stesso. Anche se era un malato cronico non si arrese mai: visse una vita piena di avventure e ricca di produzioni letterarie apprezzate anche oggi.
