Il nome di George Floyd ormai lo conosciamo tutti, sia per il suo omicidio che per le manifestazioni in suo nome. Fu ucciso a Minneapolis durante l’arresto da un agente di polizia, Derek Chauvin, il quale, poggiando il proprio peso sul collo di Floyd sdraiato a terra, nonostante Floyd non opponesse resistenza, lo uccise soffocandolo. A poco meno di un anno di distanza da questo omicidio si è finalmente concluso il processo, nel quale Chauvin è stato dichiarato colpevole, arrestato e messo sotto custodia cautelare. Questa però non deve essere considerata come una fine ma anzi, come un inizio per cambiare radicalmente il pensiero americano. Infatti l’omicidio di George Floyd ha dato il via ad un movimento, “Black Llives Matter”, grazie al quale milioni di persone sono andate a manifestare contro il razzismo che continua a persistere negli Stati Uniti. Questo Paese infatti da sempre è segnato dal razzismo, specialmente tra gli agenti di polizia, i quale si sentono superiori poiché indossano una divisa.

L’obbiettivo principale del movimento Black Lives Matter, è definire che la vita di una persona di colore vale tanto quanto quella di una persona bianca. Negli Stati Uniti infatti la polizia si comporta molto più aggressivamente nei confronti di una persona di colore rispetto ad un bianco. Ciò lo si può notare anche ricordando l’assalto alla Casa Bianca da parte dei sostenitori di Trump, i quali, non volendo rispettare la sconfitta alle elezioni da parte del loro leader, danneggiarono l’interno del Campidoglio comportandosi da vandali. Ognuno di noi si può chiedere e facilmente darsi una risposta su come avrebbe agito la polizia se al posto di persone bianche ci fosse stata gente di colore.

Fonte immagine: internetmatters.org

Però ancora tanto rimane da fare: chi pensa che con le manifestazioni del Black Lives Matter la situazione in America sia cambiata, è del tutto fuori strada. La polizia continua a uccidere persone di colore, indipendentemente dal fatto che siano colpevoli, innocenti, armati o non armati. Come Breonna Taylor, uccisa da 3 agenti di polizia che irruppero nella sua casa, dove viveva insieme al suo fidanzato, per una perquisizione. Secondo i vicini i poliziotti non si dichiararono, e quindi il fidanzato di Breonna si difese sparando loro con una pistola che aveva legalmente. A ciò i poliziotti risposero sparando alla cieca e colpirono Breonna con 8 colpi di pistola. Breonna venne uccisa a marzo del 2020, e come George Floyd è diventata un simbolo della battaglia contro il razzismo. Però gli omicidi non finiscono qui: continuano persino in tempi più recenti, come Daunte Wright, un ventenne, ucciso l’11 aprile 2021 durante un posto di blocco. Dopo aver cercato di divincolarsi per evitare di essere arrestato, una poliziotta gli ha sparato. L’agente ha dichiarato di aver commesso un errore e di aver scambiato la pistola per il teaser. Ancora peggiore però è l’omicidio a Chicago di Adam Toledo, solo tredicenne. Osservando il video di questo omicidio infatti si vede che Adam sta alzando le mani in segno di resa, ma un secondo dopo un agente di polizia gli spara uccidendolo, nonostante non si riesca a vedere alcuna arma nella mano del ragazzo.

 Guardando tutti questi video degli omicidi, non solo quello di Adam, si riconosce la crudeltà della polizia nel togliere vite umane. Questo è una consuetudine che va radicalmente cambiata: oltre che con le manifestazioni, anche con l’aiuto di azioni politiche e leggi atte a modificare il sistema delle forze di polizia. Noi tutti abbiamo il dovere di impegnarci e di tentare di fare ciò.

Copertina: Foto di StockSnap da Pixabay

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