Viene celebrata oggi, 6 aprile, la “Giornata internazionale dello Sport per lo sviluppo e la pace”. La decisione di dedicare questa giornata allo sport è nata il 23 agosto 2013, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite decise di riconoscere il ruolo importante dello sport nel guidare il cambiamento sociale, promuovendo sviluppo, pace, parità di genere e integrazione sociale.

Per molto tempo nella nostra società lo sport è stato posto in secondo piano rispetto alla scuola, considerata una cultura di livello superiore. Con il passare degli anni si è sviluppata però una maggiore consapevolezza sull’importanza dell’attività sportiva, che migliora non solo la salute fisica ma anche quella psicologica. Per questo è importante indirizzare i bambini verso uno sport fin da piccolissimi. Sono molti i vantaggi che derivano dallo sport e dal movimento, sia sul piano fisico che psicologico. Grazie allo sport, infatti, bambini e adolescenti:

  • migliorano la capacità di socializzare, imparando a lavorare in squadra e creando nuovi legami di amicizia basati su lealtà e rispetto;
  • migliorano la loro autostima e li rendono più sicuri.
  • comprendono come gestire lo stress e la delusione di una sconfitta.

L’attività sportiva, inoltre, migliora il funzionamento del metabolismo e riduce la sedentarietà.

Sport e scuola hanno un legame importante. Già gli antichi avevano sondato la relazione tra corpo e mente.  Famosa è la frase “mens sana in corpore sano” tratta da una satira di Giovenale. Anche Aristotele, nella Politica, sosteneva che anima e corpo sono inseparabili, applicando loro i concetti metafisici di forma e sostanza.

SCUOLA E SPORT

Un recente studio condotto dall’Università di Montreal, in Canada e pubblicato su Annals Journal of Health Promotion, ha preso in esame i risultati scolastici di 2.700 adolescenti e li ha incrociati, analizzando i benefici portati dall’attività sportiva. È stato verificato che i giovani che quelli che praticano regolarmente sport al di fuori della scuola ottengono voti migliori e raggiungono una maggiore concentrazione e un miglior autocontrollo.

Sfortunatamente nell’età adolescenziale si verifica un significativo abbandono dello sport, con percentuali particolarmente alte nel passaggio dalle scuole medie alle scuole superiori: tra gli 11 e i 13 anni circa il 70% dei ragazzi si dedica a qualche tipo di attività, ma subito dopo il 30-40% di loro smette. La principale motivazione dell’abbandono dell’attività fisica è legata alla convinzione che lo sport sottragga tempo e risorse allo studio e che lo spostamento degli allenamenti in fascia serale limita le uscite con gli amici.

Nonostante le difficoltà, ci sono comunque studenti che, con impegno, passione e forza di volontà, riescono a conciliare scuola e attività sportiva, ottenendo ottimi risultati in entrambi gli ambiti. Esempi di questi straordinari ragazzi si possono trovare anche nella nostra realtà scolastica, come dimostrato da Jennifer Sombodey.

Jennifer Sombodey

Jennifer è una ragazza di 17 anni che frequenta il quarto anno del Liceo Classico e pratica atletica leggera a livello agonistico, con specialità nel lancio del giavellotto, con la società sportiva “Millepiedi” di Ladispoli.

Abbiamo chiesto a Jennifer di raccontarci la sua esperienza.

Quali sono i risultati importanti che hai raggiunto?

Due anni fa ho fatto la mia prima esperienza ai Campionati Italiani di atletica leggera – categoria cadetti allievi. È stata un’avventura straordinaria perché, per la prima volta, mi sono ritrovata con persone provenienti da tutte le parti d’Italia, per competere al mio stesso livello e con le quali ho stretto subito forti legami di amicizia, basati principalmente su ansie ed insicurezze comuni, andando oltre la rivalità. L’emozione più forte però è stata vedere il mio nome sul tabellone. Lo scorso anno mi sono nuovamente qualificata per i “Campionati Italiani Allievi”. Questa volta, conoscendo già l’ambiente e il contesto, mi sono sentita più tranquilla e sicura e sono riuscita ad ottenere il mio miglior risultato, per ora, qualificandomi al terzo posto. Per quanto riguarda quest’anno, la stagione sportiva è appena iniziata e non ho ancora avuto la possibilità di partecipare a molte gare. L’unica competizione a cui ho preso parte è il Campionato Invernale a Mariano Comense, in Lombardia. Non sono molto soddisfatta della mia prestazione, su cui ha influito molto l’aspetto psicologico.

Quante volte ti alleni alla settimana?

Mi alleno dalle 5 alle 6 volte a settimana, con allenamenti di circa due ore. Di base ci alleniamo al bosco di Palo, senza quindi una vera e propria pista su cui esercitarci, ma ciò non ci impedisce di ottenere ottimi risultati in quanto è molto più importante conoscere ed imparare bene la tecnica. Durante la primavera o il periodo estivo siamo soliti anche allenarci in spiaggia. Questo tipo di preparazione mi imbarazza un po’ soprattutto perché capita spesso che le persone di passaggio si fermino a guardarci. Ma per il resto è sempre molto bello e suggestivo stare a contatto con il mare.  

Come riesci a conciliare scuola e sport? Riesci ad ottenere buoni risultati scolastici?

Conciliare le due attività è difficile perché entrambe richiedono tempo e dedizione. Il Liceo Classico è impegnativo e sicuramente ho meno tempo a disposizione da dedicare allo studio rispetto a molti dei miei compagni. Quello che spesso sacrifico, anche se lo faccio volentieri, è il mio tempo libero.

Praticare sport con costanza e raggiungere buoni risultati a scuola è possibile ma di certo non è facile. Sicuramente è necessaria una buona organizzazione dello studio, molta disciplina nel rispettare i lavori e le scadenze e tanta passione.  Importante è sicuramente il sostegno dei miei professori. È inoltre molto utile per noi studenti che pratichiamo sport, il progetto del MIUR, “studente atleta di alto livello”, che permette agli atleti di interesse nazionale di avere delle facilitazioni nello studio, quali interrogazioni programmate, assenza di verifiche a sorpresa e il calcolo delle ore di allenamento come ore di alternanza scuola-lavoro.

In conclusione, nonostante il tempo ridotto da dedicare allo studio cerco comunque di impegnarmi al massimo delle mie possibilità e trovo molto gratificante riuscire a fare bene un compito o un’interrogazione, anche se per altri miei coetanei possa risultare come la normalità.

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