Il principio di questa storia è una bambina molto curiosa che si chiede perché le sue zie portassero degli strani segni tatuati sul mento, appena sotto le labbra e che, come risposta, ha trovato un mondo. Uno misterioso, antico e tormentato: quello dei Berberi. 

Hanno vissuto ai tempi degli antichi Egizi, dei Greci, dei Fenici, combattendo Romani e Vandali. La loro storia è lunga e ricca di eventi, ma confinata ai margini di ciò che ci viene insegnato a scuola. Le personalità berbere hanno contribuito in modo significativo all’eredità umana, ma il loro contributo spesso non è riconosciuto o la loro vera identità è confusa con quella della cultura predominante in cui hanno vissuto. Alcuni dei più conosciuti Berberi includono il re numida Massinissa, il re Giugurta, l’autore berbero-romano Apuleio, Sant’Agostino di Ippona, il padre della teologia cattolica, Annibale, nonché diversi imperatori Romani come Settimio Severo. Insomma possiamo affermare con certezza che ognuno di noi ha letto il loro nome sul proprio libro di storia almeno una volta.

Ma chi sono i berberi?

La popolazione berbera è distribuita in un’area che si estende dall’Oceano Atlantico all’Oasi di Siwa in Egitto, e dal Mar Mediterraneo al fiume Niger. Dalla conquista musulmana del Nord Africa nel settimo secolo, un gran numero dei Berberi che abitavano il Maghreb ha iniziato a parlare varietà di Darija (detta anche arabo maghrebino). Sono stati inoltre costretti, a causa delle invasioni arabe, a rifugiarsi sulle alture delle catene montuose del Rif e dell’Atlante. Storicamente i Berberi hanno seguito vari culti, comprese religioni proprie, ebraismo, ma principalmente il cristianesimo fino all’adozione dell’Islam.

Hanno la propria cultura, tradizioni, musica, costumi, cucina e architettura che li rendono unici rispetto ad altri gruppi. Tutta la cultura berbera è stata però tramandata soprattutto oralmente, tuttavia fin dall’antichità sono stati intrapresi diversi tentativi di codificare la loro lingua, anche se non si conosce molto sull’origine di questo alfabeto (detto”Tifinaght“). L’ipotesi più accreditata è quella secondo la quale potrebbe derivare dall’alfabeto libico interamente formato da sole consonanti.

E perché sappiamo cosi poco di loro?

Una prima cosa importante da sapere è che i Berberi non si definiscono Berberi ma “Amazigh”, ovvero uomini liberi. Hanno sempre rivendicato la loro identità indipendente contro i numerosi tentativi di sopprimerla favorendo l’integrazione con quella araba. Ci basta pensare che nonostante in Marocco la popolazione berbera rappresenti ben il 65% di quella complessiva, il riconoscimento della lingua berbera come lingua ufficiale risale solo al 2011. Infatti, per molto tempo nei paesi del Nord Africa i governi hanno attuato politiche di arabizzazione a scapito di questa cultura. Proprio queste politiche hanno promosso la nascita del berberismo, movimento culturale nato negli anni Ottanta e che portò a queste importanti conquiste.

La bandiera

Nel 1970 è stata proposta la prima bandiera berbera che nel 1998 il Congresso Mondiale Amazigh ha riconosciuto come bandiera ufficiale a Tarifa nelle Isole Canarie, che erano anticamente abitate dai Berberi. La bandiera Amazigh è composta da tre bande colorate, una blu che rappresenta il mar Mediterraneo, una gialla che rappresenta il deserto del Sahara e una verde che rappresenta le montagne. Al centro è poi posizionata la lettera yaz dell’alfabeto berbero di colore rosso che rappresenta le persone che combattono e hanno combattuto per il riconoscimento della cultura e della lingua berbera.

Nel 2019, a seguito di alcune manifestazioni che hanno agitato il clima politico in Algeria, il capo di stato maggiore, Gaied Salah, ha dichiarato di non tollerare questo simbolo, provocando arresti di diversi attivisti berberi che sono stati accusati di “attentare all’unità nazionale”

L’identità berbera oggi

Oggi grazie alle lotte del passato e non solo, la bandiera berbera composta da tre bande che rappresentano l’antico territorio degli Imazighen è esposta nel regno del Marocco come simbolo dell’importante retaggio culturale di questa popolazione. Questa cultura oggi risplende nel paese e le sue tradizioni sono ancora molto presenti, infatti in alcune regioni si indossano ancora abiti e gioielli tradizionali e le donne usano il trucco e l’henné tipico. Inoltre una importante porzione dell’economia del paese si basa sull’artigianato berbero, quindi, la manifattura di tappeti, le ceramiche, la tessitura della lana, ma soprattutto sulla lavorazione dei metalli come l’argento per creare in modo minuzioso stupendi gioielli.

Un modo in cui le nuove generazioni stanno cercando di rivendicare le proprie origini è proprio attraverso i tatuaggi tradizionali degli Amazigh che a seguito delle opprimenti politiche Arabo-Islamiche sono diventati motivo di stigma e pregiudizio nella società fino a diventare un lontano ricordo. Durante il secolo scorso, infatti, molte delle poche donne anziane che ancora sfoggiavano questi simboli ancestrali di bellezza e protezione sono state costrette a rimuoverli.

Sfortunatamente però la situazione dei Berberi non è cosi positiva in tutti i paesi. In Algeria ad esempio, come abbiamo visto in precedenza, si lotta ancora per il riconoscimento dei diritti di questo popolo. La giornata del 20 aprile si ricorda, difatti, un episodio tragico della storia berbera, la Primavera nera. Termine con qui vengono indicati gli eventi che ebbero luogo nella primavera del 2001, nella regione algerina della Cabilia. Durante i quali le autorità hanno fatto strage di centinaia di giovani manifestanti, aprendo più volte il fuoco sugli studenti disarmati. 

In conclusione

Proprio per questo, è importante parlare di questo popolo che ha influenzato fortemente il mondo per come lo conosciamo oggi, ma che si trova ancora a dover affrontare ingiustizie e pregiudizi. Questo avviene all’insaputa di molti che non conoscono la storia travagliata di questo popolo. Forse d’altro canto se questo argomento fosse trattato maggiormente dai media europei governi di questi paesi potrebbero decidere di favorire politiche che promuovano la convivenza pacifica di Arabi e Berberi, o in altre parole:  

“L’ alternativa berbera potrebbe essere la chiave giusta per aprire la strada ad una democrazia maghrebina fondata sul rispetto dei diritti e della diversità.” -Jacopo Granci

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