L’ultimo colpo assestato dal Governo al mondo dell’arte ha riguardato i musei, oltre ai quali restano chiusi teatri, cinema ed ogni altro polo culturale. Fondamentalmente, tali chiusure hanno interessato attività ritenute “secondarie” e sono state disposte “dall’alto”, senza un’effettiva necessità. Giunti a questo punto, pertanto, è lecito domandarsi cosa possa essere ritenuto “necessario”. Ebbene, è palese che se il fine della nostra società è lo sviluppo, inteso alla maniera pasoliniana, secoli di storia, d’arte e di cultura sono stati dimenticati. La Bellezza è necessaria per l’uomo, in quanto, qualora essa dovesse venir meno, egli non potrebbe più definirsi tale: l’arte nobilita l’essere umano – illuminandone il percorso – e ne determina una diversa percezione di ciò che lo circonda, anticipando quello che poi verrà. È proprio grazie alla Bellezza prodotta da animi sensibili che oggi si ha la possibilità di ripercorrere la storia passata e di analizzare con la ragione quanto è stato: Si viene, così, a creare una realtà parallela, svincolata dal tempo, una sfida contro la morte, in quanto l’arte è testimonianza eterna della Bellezza dell’essere umano e documenta gli orrori della storia. Tutto ciò, però, non ha alcun senso se non può essere ammirato per servire da esempio o da monito ai contemporanei. Sostanzialmente, quindi, stiamo assistendo alla “morte” della Bellezza, descritta magistralmente da Schiller nella sua Nänie, poesia che riflette il momento storico che ci si trova a fronteggiare ed illumina sul tema dell’importanza del Bello, senza il quale persino “gli dèi e le dee piangon”. Egli allude a tre momenti della mitologia classica, che rappresentano l’essenza del massimo lirismo concepito dall’uomo: la definitiva separazione di Euridice da Orfeo sulle soglie degli Inferi, lo struggente dolore di Afrodite per la morte di Adone e il desiderio, vano, di Teti di salvare il figlio Achille.

Friedrich von Schiller


Nӓnie

Anche il bello deve morire, che dèi ed umani soggioga,
ma non tocca il cuore di bronzo di Zeus Stigio.
Una volta soltanto l’amore commosse il re delle ombre,
e ancora sulla soglia, severe, rivolle il suo dono.
Non sana Afrodite al leggiadro fanciullo la piaga,
che nel corpo sottile il cinghiale orrida incise.
Non salva il divino eroe la sua madre immortale,
quando cade alle Porte Scee e il suo destino si compie.
Ma ella si leva dal mare con tutte le figlie di Nereo
ed eleva il suo lamento sul figlio glorificato.
Guarda! Là piangon gli dèi e le dee piangon tutte,
poiché il bello tramonta e muore la perfezione.
Anche il farsi compianto è bello in bocca all’amato,
mentre il banale sprofonda nell’Orco e più non risuona.
(F. Schiller)

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