Anche le parole viaggiano. Forse più di noi umani, ma spesso sono viaggiatrici inascoltate. Dall’esperienza spesso millenaria potremmo imparare più di quanto immaginiamo, se solo fossimo, una volta tanto, umili.
Anche il concetto di politica, oggi sfiduciato e spesso ridotto nell’immaginario comune a un nemico da combattere, potrebbe essere riscoperto e rivalutato da tutti, se fossimo in grado di ripartire dalle origini, per poter migliorare il presente e il futuro.
Dietro l’idea di questo articolo c’è la volontà di rivendicare un concetto nobile e di invitare i lettori a riscoprirlo, partendo dal significato etimologico di quei termini che ancora oggi usiamo, ma che forse non comprendiamo a pieno.
Il termine politica ci è stato consegnato dai Greci. Nel corso di decine di secoli si è evoluto, è stato interpretato, cambiato, adattato, ma anche violato e troppe volte frainteso. Sarebbe necessario cercare di comprenderne il senso profondo, riportarlo alla luce dall’oblio in cui oggi si trova, facendone tesoro. Si tratta, infatti, di una eredità preziosa di cui si sta facendo troppo spesso scempio e dalla quale, invece, si potrebbe trarre ispirazione.
Nello specifico, il concetto di politica in greco si esprimeva con la parola πολιτική, politikḗ: formatasi dalla radice pol-, legata al concetto di città – per i greci polis -, e resa ancor più chiara da -τική, –tikḗ , suffisso chiaramente legato alla radice della parola τεχνή, téchnē, che in portava il significato di arte o tecnica. Per i greci, dunque, la politica era l’arte di amministrare la polis.
Un ulteriore confronto si può creare intorno al termine italiano cittadino, che non comunica apparentemente niente di particolare, e pare che indichi soltanto chi abita una determinata città. Una grande lezione, invece, ci arriva ancora una volta dal lessico infinito e incredibilmente preciso della lingua greca: πολίτης, polites, così i Greci definivano l’abitante della polis. Analizzando la parola si nota che anch’essa deriva dalla radice pol-, che già si è specificato essere indicante la città in generale, a cui però si aggiunge quello che nel lessico tecnico è conosciuto come suffisso d’agente, –της, -tes. Tale suffisso si applica alle parole che indicano l’individuo che agisce nell’ambito suggerito dalla radice. Si comprende, quindi, che un polites è colui che agisce nell’ambito della polis, e che quindi era visto come facente di una comunità operosa, la cui forza stava nella cooperazione attiva di tutti gli individui, aventi uno scopo comune: il benessere della polis.

Come si è detto, il greco è una lingua sensibile e follemente precisa nel lessico, ma tale sensibilità linguistica era chiaramente lo specchio di una differente visione di tutto quello che riguardava ciò che le parole dovevano esprimere: τῶν Ἀθηναίων ἡ πόλις, ton athenaion e polis, in italiano: “la polis degli ateniesi”. Così i Greci erano soliti chiamare la propria città, ponendo al centro, dunque, l’idea che la città fosse del cittadino, e che la città stessa indicasse prima di tutto un gruppo di persone. Tale senso di appartenenza, che portava senza dubbio a una piena responsabilità – e anche orgoglio – nei confronti della facoltà di agire per prendere delle decisioni che miravano al bene assoluto della polis, si è perso nella contemporaneità. Il senso di appartenenza non deve necessariamente manifestarsi in episodi – talvolta assurdi – di patriottismo o persino di razzismo, ma deve portare a un’attenzione e a una cura nei confronti della propria terra tale da avere il desiderio di interessarsi delle sorti e del futuro di questa, agendo nel suo rispetto più totale. Si è arrivati, infatti, a una visione sempre più egocentrica e chiusa dello spazio in cui si vive, arrivando in molti casi a considerare importante e a rispettare solo quello della propria casa, della proprietà privata, assumendo un atteggiamento di noncuranza nei confronti di quello che dovrebbe essere lo spazio di tutti, ma che nei fatti diventa lo spazio di nessuno.
Purtroppo manca, in molti casi, la capacità generale di individuare un obiettivo comune e allearsi seriamente per raggiungerlo, in una società sempre più egocentrica e individualista in cui tutti – o quasi – si focalizzano solo e unicamente su interessi personali, spesso abilmente mascherati da un’apparenza di altruismo.

Al giorno d’oggi, la giustificazione a dati spaventosi di astensionismo, che in alcune regioni hanno raggiunto il 60% degli esercenti diritto di voto, è, in molti casi, il fatto che la politica fa schifo: 4 parole, apparentemente innocue, ma che dovrebbero far preoccupare se, messe insieme, si sentono troppo spesso. Si cela dietro questa espressione, che può derivare da un generale malcontento di fronte alle numerose problematiche della politica odierna, una perdita di fiducia sempre più grande nei confronti del concetto di politica stesso. Tuttavia, un disinteresse nei confronti di tale argomento, che può apparire liberatorio, rischia di portare a un generale allontanamento dal diritto (e dovere) di essere fautori in prima persona delle sorti del proprio Paese. Per combattere ogni tipo di oppressione, di raggiro o di imbroglio, infatti, è necessaria la conoscenza e la partecipazione consapevole: come si può pensare di essere padroni, accorti e appropriati, di un qualcosa che non si conosce? Abbandonare la politica significherebbe senza dubbio, con il tempo, lasciare spazio a chiunque voglia la possibilità di prendere il controllo in modo autoritario su di un Paese, e rifiutare, dunque, il concetto di democrazia. Si dovrebbe sentire la necessità di darsi affinché anche ciò che effettivamente non funziona possa essere migliorato, cosa che di certo non può avvenire senza una forte spinta unanime.

Il passato e la Storia portano con loro una luce luminosissima, in grado di guidare nel cammino della vita; tale luce, però, è offuscata da un alone che negli anni è diventato sempre più spesso, tanto da inibirne la potenza. Utilizzare la luce della Storia aiuterebbe la comprensione di ciò che si vive, ci permetterebbe di ragionare sulla scorta dell’esperienza e ci impedirebbe di replicare scelte sbagliate.

Solo una parola FENOMENO
Eccezionale
L’argomento trattato è interessante e complesso ma è stato trattato, in linea con lo spirito di chi ha fiducia nel prossimo e nel futuro, con la convinzione che per migliorare la società in cui si vive memori degli errori del passato bisogna avere fiducia e ragionare sul noi e mai del singolo, affrontando la realtà che può essere anche scomoda ma va vissuta con coraggio
Concordo a pieno sul fatto che una visione collettiva sia la chiave per un miglioramento concreto della società. Grazie!
La curiosità da sempre è parte di te ,unita alla capacità
ed il piacere di trasmettere in maniera sempre chiara ed approfondita quello che apprendi è una delle tue doti migliori…complimenti bravo Thomas!!
Articolo molto interessante e chiaro.
Complimenti all’autore!
PENSO CHE UNA ANALISI COSI APPROFONDITA E DAI CONTENUTI ESPRESSI, SI NOTA L’APPLICAZIONE VOLUTA DA THOMAS, AL QUALE FACCIO I MIEI PERSONALI RINGRAZIAMENTI, PER AVERMI FATTO CONOSCERE ASPETTI DELLA GRECIA A ME TANTO CARA….COMPLIMENTI..ORA MANCA SOLAMENTE IL CONOSCERE DI PERSONA QYESTA SPLENDITA TERRA. MAX PUGLIELLI
Bravissimo, un testo in grado di trasmettere in modo chiaro ed approfondito i concetti trattati .
Grazie! Sono contento del fatto che ciò che avevo intenzione di portare alla luce sia arrivato a chi ha letto.
Complimenti un articolo ben scritto e curato nei minimi dettagli accompagnato da bellissime foto solo una parola emozionante
Argomento interessante, sei stato diretto e conciso
Complimenti ancora
Continua cosi
La tematica che hai trattato è quanto mai attuale, la politica nel nostro paese viene dopo le ragioni economiche e geopolitiche quindi non è più quella tecnica regia di cui parlavano i greci.
Credo però che con la politica e la partecipazione delle masse si possa ancora fare del bene alla comunità intera, questo richiede però una educazione civica che oggi vedo sempre meno, mi auguro che persone sensibili a questi argomenti aumentino sempre più , perché se è vero che la classe politica è lo specchio del paese, solo una collettività migliore può darci un più roseo futuro.
Complimenti al giovane Thomas per la qualità del suo articolo; cenni storici, parallelismi e riflessioni personali. Non manca veramente nulla. Bravissimo !
Complimenti davvero!
E’ importante che i giovanì ritrovino il piacere di fare e di essere politica.
Continua così, Thomas.