Sviluppo sostenibile, cambiamento climatico e transizione ecologica. Sono i temi affrontati da Filippo Sotgiu, uno dei 6 portavoce ufficiali dell’associazione benefica “Friday For Future”, che abbiamo intervistato per Res Novae. Abbiamo cominciato la nostra conversazione chiedendogli di spiegare cos’è Friday For Future.
Friday For Future è un’associazione nata dalle proteste e dagli scioperi dell’allora sedicenne Greta Thunberg, svolti davanti al Parlamento svedese. Il movimento ha come obiettivo avvertire i governi di tutto il mondo del cambiamento climatico e delle ripercussioni che sta avendo e che avrà sul mondo che viviamo. Quelle che possiamo già percepire sono il danneggiamento degli ecosistemi più fragili (Barriera corallina, Amazzonia) e gli eventi meteorologici estremi. Le conseguenze però, diventano via via con il tempo più macabre, l’innalzamento del livello dei mari, lo scioglimento del permafrost che potrebbe liberare grandi quantità di metano, la deforestazione spontanea, la scarsa reperibilità di acqua potabile. Quest’ultima potrebbe portare a vere e proprie guerre per i possedimenti idrici.
Sul sito dell’associazione è presente un countdown che finisce al “punto di non ritorno”, cosa significa?
Il “punto di non ritorno” è più simbolico che reale: esso rappresenta il raggiungimento del “carbon budget”, la quantità massima di CO2 che possiamo emettere per rimanere sotto la soglia degli 1.5° in più di temperatura globale. Il countdown termina nel momento in cui è prevista il superamento di questa soglia, se rimanessimo con emissioni stabili.

Che cosa sta facendo Friday For Future Italia per sopperire alla mancanza delle manifestazioni?
Ora che le manifestazioni sono vietate, FFF continua le sue attività online e in più ha preparato un solido gruppo di proposte, organizzato da esperti affiliati all’associazione. La campagna si chiama “Ritorno al Futuro” e uno dei progetti più interessanti è quello che coinvolge il reinvestimento del patrimonio nelle energie rinnovabili. La transizione ecologica è sicuramente il modo migliore di produrre lavoro sostenibile a lungo termine.
Le grandi multinazionali possono applicare scelte green?
Le multinazionali possono e devono, applicare scelte sostenibili e che rispettino l’ambiente. Un esempio lampante è quello della società ERG (ndr: acronimo di Edoardo Raffinerie Garrone. Fondata nel 1938 a Genova, nasce come società petrolifera, si evolve in raffineria nel dopoguerra e negli anni ottanta e novanta diventa produttrice di energia dalla gassificazione di olii pesanti. Nel 2008 inizia a produrre unicamente energia da fonti rinnovabili, quali vento, acqua e raggi solari.): prima era un’azienda petrolifera e una raffineria, poi negli anni duemila è diventata la prima società di produzione di energia eolica in Italia, utilizza anche impianti idrici e solari. ERG è al momento un perfetto modello di sviluppo sostenibile e evoluzione del brand.
Cosa possiamo fare nella quotidianità per supportare FFF e combattere il cambiamento climatico?
Noi possiamo fare tanto e molto semplicemente. Possiamo ricordarci di non sprecare acqua in nessun modo. Possiamo prendere i mezzi pubblici quando si può e mangiare meno carne per limitare gli eccessi degli allevamenti intensivi. E ancora, possiamo fare la raccolta differenziata e raccogliere le cartacce da terra nei boschi o sulle spiagge. Possiamo inoltre partecipare alle manifestazioni e far sentire la nostra voce a chi può fare più di noi.
Durante l’intervista abbiamo anche parlato delle modalità di promozione dei prodotti biologici ed ecologici. Siamo arrivati alla conclusione che il miglior modo per favorire il consumo “verde” è renderlo conveniente per l’acquirente finale. Così producendo più “green” i prezzi si abbasseranno e la scelta ecosostenibile diventerà la favorita. Anche noi, con le nostre scelte di ogni giorno, possiamo salvare il pianeta.
