Si è soliti vedere il mondo come un posto pieno di mali, non capendo che essi derivano piuttosto dalla società. Infatti, secondo lo studioso Giovanni Reale, come riferisce C.Fiore in Radici del disagio (Dimensioni nuove, novembre 2000), l’uomo nasconde l’origine del proprio disagio con dieci ”travestimenti nichilistici”: lo scientismo, il relativismo radicale, l’esaltazione dell’azione per l’azione, il benessere materiale come origine della felicità, lo smarrimento del senso della bellezza, la riduzione del vero amore al sesso ‘usa e getta’, la riduzione dell’uomo alla sola dimensione orizzontale, lo smarrimento del cosmo e del suo fine e il materialismo positivista in tutte le sue forme.

I giovani d’oggi, ovvero coloro che saranno la società di domani, nascono in questo ambiente definito ‘esasperatamente nocivo’ e crescono in una società nella quale chiaramente avviene un processo di svalutazione e distorsione dei valori. Così, in una comunità a volte fin troppo crudele, gli adolescenti vanno alla ricerca di un primo supporto e di una protezione in quello che è per loro un ambiente fondamentale, la famiglia, la quale però, quando troppo invasiva, contribuisce a quella che F. Scaparro nella Famiglia allungata (Corriere della sera, 6 aprile 2002) definisce ”indipendenza ritardata” dovuta ad un atteggiamento iperprotettivo di fronte, ad esempio, a notizie di cronaca allarmanti. I giovani italiani inoltre convivono coi genitori fino al completamento degli studi, che oltretutto avviene più tardi che in altri paesi d’Europa, e si ritrovano ad affrontare ancor più tardi quella che è una società globalizzata e complessa.
La cosiddetta iperprotezione parentale può avere due conseguenze: la prima è sicuramente il generarsi nel ragazzo di una paura nell’affrontare, a partire dalla tenera età, le prime problematiche che si manifestano in vari ambiti e contesti, portandolo così a ritirarsi ancor di più nella sua ‘tana familiare’; la seconda, al contrario, è causare nel giovane un desiderio acceso di libertà e indipendenza dalla tutela parentale, dovuto appunto ad una sensazione di soffocamento di quelli che sono i suoi spazi.
E’ allora che questi, ricercando la propria indipendenza e provando a dimostrare che ne ha la maturità, inizia ad assumere atteggiamenti di prepotenza (il cosiddetto ”Bullo”) e di trasgressione. Quest’ultima tuttavia presenta vari sbocchi: il ragazzo infatti può trasgredire in ambito scolastico, smettendo di studiare o commettendo atti di vandalismo, ma anche in ambito sessuale (iniziando ad avere rapporti in età precoce e riducendo il vero amore a sesso ‘usa e getta’, sentendosi a seguito di ciò superiore ad altri suoi coetanei) e nell’abuso alcolico, farmacologico e di sostanze stupefacenti, che rappresenta la trasgressione massima secondo la mentalità adolescenziale.

D. Cravero nel Se tuo figlio in discoteca (Provocazionio e domande educative dei giovani in discoteca: una ricerca, EDB, Bologna 1998) riferisce che l’Italia è il primo Paese al mondo per il numero di discoteche e che il 45% di adolescenti e giovani che le frequenta, ha un’età tra i 14 e i 25 anni. Ma di certo queste non sono novità; infatti la discoteca ha sempre rappresentato un luogo di svago per adulti e ragazzi. Il problema è che nel sangue di 110 giovani, quindi il 55%, su 200 morti dopo una notte trascorsa in discoteca, sono state trovate tracce di alcool, farmaci e droghe. La discoteca rappresenta quindi anche un luogo dove i giovani minorenni sono liberi di fare abuso di sostanze nocive o di spacciarle. Gli adolescenti, è vero, commettono queste trasgressione di propria iniziativa e continuano a commetterle per libera scelta, ma di certo non vengono aiutati dalla società a trovare alternative. Addirittura, come afferma S. De Ricciardis nel A Milano col popolo delle discoteche. Baby alcolisti anche a dodici anni (La Repubblica, 9 ottobre 2007), le discoteche arruolano ragazzini di dieci anni per la distribuzione di volantini e questo comporta l’abbassamento dell’età media di chi beve e vi entra.

La società opprime i giovani. Questa sembra la verità, e non dovrebbe esserlo.

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2 pensiero su “Il disagio giovanile”
  1. Bellissimo articolo! Fa riflettere molto…bisogna trovare il coraggio di essere nuovamente genuini, non lasciarsi plasmare da una società che non è più un posto piacevole e iniziare un’iversione di tendenza puntando sul buon esempio in famiglia, tra amici e sull’educazione dei giovani(issimi).

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