Il 18 marzo è la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di Coronavirus. È la data in cui, esattamente due anni fa, per la prima volta, a Bergamo i mezzi militari furono impiegati per il trasporto delle salme. La giornata memoriale è stata istituita formalmente il 17 marzo 2021 con l’approvazione all’unanimità della relativa legge da parte della commissione Affari costituzionali del Senato, riunita in sede deliberante.

È il 31 dicembre 2019 quando in Cina vengono segnalati diversi casi di una misteriosa polmonite. L’epicentro dei contagi è Wuhan e molti dei malati lavoravano ad un mercato di pesce e animali vivi.

Il 7 gennaio del 2020 viene identificato il virus, chiamato Covid-19, facente parte della famiglia dei coronavirus, come la SARS e il raffreddore. Dopo poco degli esperti rivelano che il virus si trasmette da uomo a uomo e che non si viene contagiati dagli animali, come ancora si credeva. Il 23 gennaio Wuhan entra in lockdown: scatta l’obbligo di non uscire di casa e indossare la mascherina.

L’Italia sospende tutti i voli per la Cina e il 31 gennaio l’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, conferma i primi due casi di contagio riscontrati in Italia: si tratta di due turisti cinesi. Il 21 febbraio un uomo di 38 anni residente a Codogno, in Lombardia, risulta positivo al coronavirus: è lui il paziente zero. Nel giro di poche ore viene registrata la positività di altre 14 persone.

Alcune città del nord Italia vengono dichiarate zone rosse e c’è il divieto di spostamento in quei luoghi. Il 4 marzo l’Italia annuncia la sospensione dell’attività scolastica in tutta Italia. La Lombardia diventa zona rossa e i casi sono in forte crescita nella provincia bergamasca.

Il 9 marzo 2020 il governo italiano estende le misure di contenimento a tutta l’Italia: l’intero paese è in lockdown, e lo sarà per i tre mesi successivi, fino al 4 maggio. Il 18 marzo una colonna di mezzi militari trasporta le bare di decine di vittime del covid-19 verso i cimiteri di altre città per la cremazione. L’immagine diventa simbolo della sofferenza di una Nazione.

Durante i mesi di lockdown i casi giornalieri ammontavano a circa 5.000 e il 4 maggio i deceduti erano 29.079.

Il periodo estivo segna la ripresa: riaprono negozi, bar, cinema e parrucchieri, ma soprattutto il calo dei contagi è notevole, infatti alla fine di giugno si contano circa 125 positivi al giorno.

Il 14 settembre 2020 riaprono le scuole con tutte le precauzioni necessarie per la situazione sanitaria: obbligo di mascherina, metro di distanza, finestre aperte per il circolo dell’aria ed entrate scaglionate per evitare gli assembramenti. Il 18 ottobre in Italia esplode la seconda ondata, che porterà il governo a imporre nuove restrizioni per bar, ristoranti, didattica a distanza e smart working.

Fonte immagine: Tho-Ge su Pixabay

Con un DPCM, il Presidente divide l’Italia in base alla gravità della situazione: la suddivisione regionale prevede una fascia gialla, una arancione e una rossa. Nella zona rossa, quella più a rischio, scatta di fatto un lockdown.

La seconda ondata ha letteralmente investito la penisola: gli ospedali sono sotto stress e in molte regioni la soglia critica dei posti occupati in terapia intensiva è stata già superata. Il 16 novembre dopo quello di Pfizer, arriva l’annuncio di un altro vaccino anti covid-19, il Moderna. Il 27 dicembre a Roma, all’ospedale Spallanzani, vengono inoculate le prime dosi di vaccino in Italia. In seguito verranno brevettati altri vaccini come l’Astrazeneca e il Jonson & Jonson.

A metà febbraio 2021 dopo le dimissioni di Giuseppe Conte viene nominato presidente del Consiglio Mario Draghi.

Ad aprile finalmente calano i decessi, dopo sei settimane di numeri in peggioramento. Anche la pressione degli ospedali è in discesa. La vaccinazione ha trovato un suo ritmo vicino a una media di 300 mila dosi al giorno. A luglio 2021 arriva il Green pass europeo, un certificato che viene rilasciato a chi è stato vaccinato contro il Covid, a chi ha ricevuto un risultato negativo al test molecolare o è guarito dal Covid.

Successivamente ad agosto, in Italia, diventa obbligatorio il Green pass. È richiesto per accedere ad eventi sportivi, congressi, musei, parchi tematici e di divertimento, centri termali, teatri, cinema, concerti, anche per sedersi ai tavoli al chiuso di bar o ristoranti. A fine novembre con oltre 10.000 contagi giornalieri l’Italia piomba nella quarta ondata. Dato il livello di copertura vaccinale della popolazione (l’89%) il numero medio di decessi giornalieri è molto basso.

Questo 31 marzo terminerà lo stato di emergenza. Il Presidente del Consiglio ha annunciato che alla scadenza “naturale” dell’ultimo decreto, lo stato di emergenza non verrà rinnovato, in virtù di quella che sembrava una situazione in rapido miglioramento. Da allora, però, qualcosa è cambiato. Intanto lo stato di emergenza si è spostato sulla guerra in Ucraina e dichiarato fino a dicembre per consentire le misure urgenti a sostegno delle popolazioni in fuga dal conflitto. Anche sul fronte Covid, però, i miglioramenti che all’inizio sembravano evidenti nelle ultime settimane, hanno subito una frenata che non è passata inosservata. I “numeri” del Covid 19, infatti, scendono meno del previsto; Usciremo di concreto dallo stato di emergenza?

Oggi ricordiamo le vittime del Covid-19: quelle ufficiali sono 6 milioni, ma è chiaro che sono molte di più perché specialmente nei primi mesi molti sono stati i decessi poco chiari, sono avvenuti magari in casa e con una serie di concause che ne hanno reso difficile la certificazione. Sono lutti maturati per giunta in condizioni massacranti, senza contatti possibili con i ricoverati, senza conforto per i familiari, spesso con un decorso fulmineo e senza addirittura un commiato possibile, almeno nelle prime fasi.

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